Domenica 09 Agosto 2009

Piper contro elicottero a New York
Bergamasca perde marito e figlio

Non spetterà a Silvia Rigamonti, originaria di Curno e ora residente nel Bolognese dove fa l'insegnante, il pietoso compito di riconoscere i corpi del marito Michele Norelli, 52 anni, e del figlio Filippo - che avrebbe compiuto 17 anni il 29 novembre -, due dei cinque italiani morti nello schianto avvenuto a New York tra un elicottero e un piper.

Un amico di famiglia dei Norelli, che ha fatto visita all'altro figlio Davide, studente di Economia aziendale, ha detto ai cronisti che la madre ha telefonato spiegare che l'ambasciata italiana negli Usa sta organizzando il rientro dei superstiti e che non sarà lei ad effettuare il riconoscimento dei corpi per ora recuperati dalle acque del fiume Hudson.

Silvia Rigamonti è originaria di Curno: si è sposata con il marito nella chiesa di San Fermo, in via San Fermo a Bergamo, e dopo il matrimonio aveva lasciato la Bergamasca per trasferirsi nel Bolognese dove è insegnante. Con il marito era a New York insieme al figlio più piccolo per festeggiare il 25esimo anno di nozze. Per timore dell'altitudine, la donna ha preferito non fare la gita in elicottero. Silvia ha quattro sorelle, il padre Sandro si è trasferito da molti anni in Kenya.

Il tragico incidente si è verificato nei cieli sopra New York nella giornata di sabato 8 agosto. Un piccolo aereo da turismo e un elicottero si sono scontrati sopra l'Hudson, il fiume che divide l'isola di Manhattan dal New Jersey. A bordo dell'elicottero c'erano cinque turisti italiani più il pilota. A bordo dell'aereo, tre persone, tra cui un bambino. Squadre di soccorso e sommozzatori sono accorsi su entrambe le sponde del fiume: tutti i passeggeri e i piloti a bordo sono deceduti.

Sconvolti dall'incidente sia la bergamasca sia Davide Norelli, il figlio di 23 anni che ha perso il papà e il fratello minore: «L'aereo non poteva viaggiare a quota così bassa» ha detto il ragazzo ai cronisti davanti a casa sua a Trebbo di Reno, alle porte di Bologna.«Non è possibile che sui cieli di New York volino miliardi di aerei - ha continuato in tono polemico -: dopo l'11 settembre
in America non è migliorato niente». È stato proprio Savide ad accompagnare la famiglia all'aeroporto Marconi di Bologna lunedì all'alba. «Il viaggio in elicottero lo avevano prenotato dall'Italia - ha raccontato -, mio fratello aveva paura ma voleva andarci e mio padre soffre di vertigini ma ci teneva molto a quel volo».

Davide ha appreso la notizia dell'incidente dalla televisione e subito ha chiamato la madre. «Ha risposto al telefono - ha detto Davide - e ha raccontato quello che era successo. La mamma aveva paura e perciò non è salita sull'elicottero. Non so se ha visto la scena dell'incidente, ma presumo di sì».

fa.tinaglia

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