Mercoledì 26 Agosto 2009

Bergamo, a rischio povertà
quasi 13 mila persone

Rimini, Brescia, Cesena, e Verbania sono i Comuni capoluogo che presentano il maggior numero di soggetti con reddito inferiore alla soglia di povertà: questo è uno dei principali risultati di una ricerca effettuata dal Centro Studi Sintesi di Venezia sul “rischio povertà” a livello territoriale.

Bergamo si colloca al 21° posto (su 114), con una percentuale di contribuenti sotto la soglia di povertà (fatti salvi gli evasori) del 18% (12.686 contribuenti), a fronte di una media nazionale del 14,5%. Il reddito medio per contribuente a bergamo è calcolato in 29.308 euro, mentre la soglia di pobvertà è di 12.213 euro.

In Lombardia stanno peggio di Bergamo, Brescia (5° posto), Como (10°), Milano (12°) e Varese (13°)

L’indice del rischio di povertà locale esprime la percentuale di contribuenti che dichiarano un reddito inferiore ad una determinata soglia critica: tale soglia è variabile da comune a comune, in quanto dipende sostanzialmente dai differenti livelli di spesa per consumi delle famiglie, dalla dimensione media familiare e dal numero medio di percettori di reddito per ciascun nucleo familiare (ulteriori informazioni metodologiche sono disponibili nello studio in allegato).

Considerando i 114 comuni capoluogo di provincia, si nota che nel 2006 circa il 14,5% dei contribuenti (1,4 milioni di individui) dichiara un reddito inferiore alla soglia media di povertà locale pari a 10.388 euro annui, a fronte del quale il reddito medio è di 24.593 euro.

L’analisi per singoli comuni evidenzia che Villacidro, cittadina di 14.000 abitanti e capoluogo della nuova provincia sarda di Medio Campidano, è il comune più esposto al rischio “povertà”, in quanto il 32,2% dei contribuenti presenta un livello di reddito inferiore alla soglia di povertà locale.

Al secondo posto si colloca Rimini, con una quota di contribuenti con reddito al di sotto della soglia di povertà locale del 26,3%: il capoluogo romagnolo, infatti, fa registrare un reddito medio inferiore di circa 4.300 euro alla media nazionale, con una forte presenza di redditi inferiori ai 10.000 euro (il 18,1% dei contribuenti, a fronte di una media del 12,8%) ed un livello elevato di spesa per consumi che fa innalzare la soglia di povertà ben oltre il riferimento medio generale. Tuttavia, sulla situazione di Rimini, ha un peso rilevante l’economia turistica e la relativa presenza di numerosi soggetti impiegati in lavori stagionali, quindi con redditi tendenzialmente più bassi.

Dopo Rimini, la graduatoria è composta da altre due piccole città sarde, Sanluri e Tortolì (rispettivamente col 24,8% e 23,0% di soggetti a “rischio povertà”) e da comuni del Nord come Brescia (21,7%), Cesena (20,7%) e Verbania (20,3%). Minori quote di contribuenti al di sotto della soglia di povertà locale si registrano in città del Mezzogiorno come Avellino (6,6%), Potenza (6,8%), L’Aquila (7,1%) e Matera (7,2%).

Restringendo l’osservazione alle grandi città, Torino (19,1%; 11ª posizione) risulta in una situazione più rischiosa di Napoli (16,4%; 36ª posizione); inoltre, Roma (11,5%; 80ª posizione) sembra stare meglio di Milano (19,1%; 12ª posizione), mentre Genova (13,9%; 57° posto) appare più “tranquilla” rispetto a Venezia (17,4%; 26° posto).

“Dallo studio - affermano i ricercatori del Centro Studi Sintesi – si evince che tendenzialmente le città del Mezzogiorno presentano basse percentuali di contribuenti a rischio rispetto ai comuni del Settentrione: tra le 20 città con gli indici di povertà locale più elevati ben 15 appartengono alle regioni del Centro-Nord.

Tale fenomeno è imputabile al maggiore costo della vita riscontrabile nei comuni settentrionali, che erode il reddito delle persone fisiche in proporzione maggiore di quanto non avvenga al Sud. Più semplicemente, disporre di un reddito in linea con la media nazionale di per sé non mette i cittadini al riparo dal rischio “povertà”, poiché molto dipende dal costo della vita della città in cui si vive e si lavora”.

a.ceresoli

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