Martedì 01 Settembre 2009

Clandestini, è caos arresti
Pacchetto sicurezza da rivedere

«La norma sulla clandestinità contenuta nel recente pacchetto di sicurezza (entrato in vigore l’8 agosto, ndr) non è retroattiva, dunque non posso convalidare l’arresto». Lo ha spiegato lunedì il giudice Ilaria Sanesi durante il processo per direttissima a un marocchino di 21 anni arrestato dai carabinieri domenica a Chignolo d’Isola perché privo di permesso di soggiorno.

Il nordafricano era già stato processato per violazione della legge Bossi-Fini sull’immigrazione nei mesi scorsi e, dunque, per il principio del ne bis in idem (non si può essere giudicati due volte per lo stesso fatto), non poteva essere arrestato.

Per ammissione dello stesso magistrato, non è la prima volta che l’entrata in vigore della nuova norma crea confusione nelle interpretazioni. Già la scorsa settimana un altro giudice del tribunale di Bergamo si era trovato di fronte un clandestino già condannato per la Bossi-Fini: anche in questo caso arresto non convalidato e scarcerazione immediata. Lunedì il ventunenne ha accettato di essere giudicato con rito abbreviato e il giudice Sanesi ha accolto la richiesta di assoluzione avanzata dal difensore Andrea Locatelli.

Sempre lunedì il ne bis in idem ha fruttato l’assoluzione (chiesta anche dall’accusa, oltre che dal difensore Luca Bosisio) a un algerino di 37 anni, clandestino ma domiciliato a Romano, arrestato dalla polizia stradale di Seriate domenica sull’A4. Stavolta c’entra un disguido: i carabinieri che l’avevano arrestato per violazione della Bossi-Fini s’erano dimenticati di inserire i dati dell’arresto nell’Afis, la banca dati che scheda i clandestini. Così, agli agenti della Stradale l’algerino risultava «immacolato» e dunque passibile di arresto per non aver osservato il decreto di espulsione del questore.

Ma c’è un altro punto che preoccupa la magistratura, un nodo che verrà al pettine dal 15 settembre in poi. Il pacchetto sicurezza ha trasformato la clandestinità in reato punibile con una contravvenzione da 5.000 a 10.000 euro emessa dal giudice di pace, davanti al quale i trasgressori dovranno essere portati il prima possibile.

Il pacchetto non ha però previsto il termine feriale - spiegano dalla Procura di Bergamo -, ragion per cui i clandestini presi da qui al 15 settembre (giorno in cui riprenderà l’attività giudiziaria), non essendo prevista la detenzione per tale reato, sono stati e saranno invitati a comparire dal giudice di pace dopo il 15 settembre.

Lo faranno? Difficile, tanto più se rischiano di pagare migliaia di euro. La verità, ipotizzano in Procura, è che anche chi sarà portato in udienza difficilmente potrà saldare tali cifre. E allora il rischio è che aumentino i costi della giustizia (più udienze vogliono dire più soldi per magistrati onorari e interpreti), senza un ritorno economico adeguato.

m.sanfilippo

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