Venerdì 02 Ottobre 2009

«Irregolarità e mancanze»
Sotto accusa l'Istituto Donizetti

L’Istituto musicale «Donizetti» diventa un caso. Nemmeno il tempo di varare – a gennaio – la nuova veste universitaria, con tanto di statuto, consiglio d’amministrazione e progetto di progressiva autonomia da Palazzo Frizzoni, e l’Istituto Superiore di Studi Musicali si trova già a perdere i pezzi.

Il rappresentante del ministero dell’Università e della Ricerca, Alessandra Cannizzo, ha infatti rassegnato le dimissioni. «Ho avuto fin dall’inizio – sostiene senza giri di parole – l’impressione di caos, di confusione e di una sostanziale e pervasiva mancanza di chiarezza: basti dire che non si riesce mai a sapere quanti posti siano effettivamente disponibili agli esami di ammissione dei vari strumenti».

La comunicazione della rinuncia dall’incarico risale al 30 marzo scorso (quindi, a soli due mesi dalla nomina), ma da allora sulla vicenda è scesa una coltre di silenzio. Due gli aspetti sorprendenti: da un lato, l’Istituto bergamasco non ha ancora manifestato alcuna reazione; dall’altro, lo stesso ministero tarda a ratificare l’atto, nonostante giaccia sulla scrivania di Mariastella Gelmini dal 20 marzo scorso.

Anche nel sito web dell’Istituto Alessandra Cannizzo risulta ancora tra i membri del consiglio di amministrazione, proprio perché dal ministero non è ancora arrivata alcuna formale comunicazione. La rinuncia di Alessandra Cannizzo non è uno scossone da poco, visto il ruolo delicato del rappresentante del ministero all’interno del consiglio dell’Istituto, in particolare in vista della fase di riforma del sistema formativo musicale, in pieno svolgimento.

Nella lettera inviata al ministro l’elenco delle presunte irregolarità compilato da Cannizzo è dettagliato e lungo, anche se copre l’arco di soli due mesi. Ne riportiamo una parte. Per esempio, la rappresentante del ministro sostiene di non avere mai potuto visionare il rendiconto 2008, sebbene richiesto a più riprese (e questo non è l’unico caso in cui le sue richieste sarebbero rimaste senza risposta). Un altro esempio: «Un docente di pianoforte complementare – si legge ancora dalla lettera di dimissioni – svolgeva lezioni di 10 minuti invece della mezz’ora regolare».

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a.ceresoli

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