Venerdì 23 Ottobre 2009

Malati terminali, progetto tra Università
e Associazione Cure palliative

Un progetto di ricerca che vede  coinvolte l'Università di Bergamo e l'Associazione Cure palliative, al fine di studiare i «modelli sociali e sanitari, di governance e dei percorsi di cura legati all'inguaribilità terminale». È questo il nuovo progetto di ricerca, della durata di 4 anni, che nasce da una premessa: «Il territorio locale è caratterizzato da una significativa presenza di malati oncologici, di disabili neuromotori e un significativo numero di persone anziane non sufficienti - spiega il professor Stefano Tomelleri, direttore scientifico del progetto -. L'attività di ricerca vuole quindi studiare le normative vigenti, le strategie attivate sul territorio dai vari attori coinvolti in questo ambito di assistenza, attraverso un'analisi comparata tra provincie per ricostruire i modelli sociali della cura che vengono messi in atto nelle fasi di fine vita».

Il finanziamento prevede una borsa di studio (durata tre anni) di dottorato presso la scuola di Antropologia ed epistemologia della complessità, ed un assegno di ricerca (per la durata di quattro anni) presso il dipartimento di Scienze umane, salute e malattia. I bandi sono aperti a tutti coloro che hanno maturato sopecifiche competenze in materia (per info si può consultare il sito www.unibg.it).
 
Nello specifico il progetto, che ha un costo di 150 mila euro (finanziamento attivato dall'associazione Cure palliative), vuole valorizzare la relazione tra specialisti ospedalieri e medici di medicina generale e le connessioni con le strutture sanitarie e assistenziali, così come i legami tra il territorio e l'assistenza domiciliare integrata. Questo per indagare i rapporti e la loro efficienza ed efficacia tra i servizi messi in atto per i malati terminali, il territorio, le istituzioni e i media.

«Si tratta di un progetto significativo, in termini di durata, investimenti e obiettivi - ha detto Arnaldo Minetti, presidente dell’Associazione Cure palliative -, ma il consiglio dell’Acp ha impiegato pochi secondi per votare all’unanimità lo stanziamento perché da tempo l’Acp finanzia progetti di ricerca mirati così come da sempre ci occupiamo in modo intenso e articolato sia della formazione del personale (medici, infermieri, psicologi e via discorrendo) sia dei volontari. Questo perchè sui temi della formazione, della sensibilizzazione e del fare un grande salto qualitativo sotto l’aspetto culturale non basta l’innovazione, è necessario anche una omogeneità su tutto il territorio».

fa.tinaglia

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