A Roma sfonda il M5S con Virginia Raggi Testa a testa a Milano tra Sala e Parisi

A Roma sfonda il M5S con Virginia Raggi
Testa a testa a Milano tra Sala e Parisi

Il gong del primo round è suonato. Senza vincitori. O meglio, senza vincitori definitivi. Perché il primo turno delle elezioni amministrative ha confermato i verdetti attesi in molti grandi Comuni: a Roma domina il Movimento 5 Stelle di Virginia Raggi, a Milano parità tra Sala e Parisi, a Napoli vince De Magistris, a Torino Fassino.

Di quanto? Solo i risultati finali potranno consegnare la reale fotografia delle forze in campo in vista del secondo turno in cui potrebbero avvenire sorprese. Nella Capitale la Raggi (poco meno del 36%) dovrà vedersela con Roberto Giachetti (distante più di 10 punti percentuali) del Partito democratico che approdando al ballottaggio (a farne le spese, Giorgia Meloni) salva la faccia di un Pd piuttosto opaco. A Milano grande incertezza: i due candidati si somigliavano così tanto che anche il risultato sembra essere identico, intorno al 40%. A Torino il sindaco uscente Piero Fassino Sopra il 41%) sarà costretto al secondo turno contro la sorpresa 5 Stelle Chiara Appendino, distante però 10 punti percentuali.

A Bologna il sindaco uscente Virginio Merola (poco sotto il 40%) è costretto al ballottaggio con la candidata Fi-Ln Lucia Bergonzioni, mentre a Napoli vola Luigi De Magistris (poco meno del 42%), che se la vedrà con Gianni Lettieri (24%) al secondo turno. Non è stata comunque una notte serena per il partito quella del primo turno, segnata dalla probabile esclusione a Napoli e dall’exploit del M5s a Roma e Torino. E la minoranza è pronta ad affondare il colpo parlando di sconfitta. Renzi arriva nella sede di largo del Nazareno poco dopo le otto di sera e va via intorno alle tre. Con lo stato maggiore del partito attende i risultati nei suoi uffici, dove si affacciano anche esponenti della minoranza come Gianni Cuperlo e Nico Stumpo. Ma lascia che siano i vicesegretari Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani a tracciare un primo bilancio, intorno alle due.

E puntare l’accento sulla situazione di partenza: queste amministrative, è l’analisi, si annunciavano per il Pd tutte in salita. E si confermano “difficoltà” in città come Roma e Napoli. Nel capoluogo partenopeo Valeria Valente è probabilmente fuori dal ballottaggio, ma quasi nessuno al Nazareno avrebbe scommesso un risultato diverso alla vigilia. E a Roma, ricorda Guerini, si paga il prezzo “della giunta Marino e mafia capitale”. Quindi, puntualizza poco dopo Serracchiani, se Giachetti arriverà, come sembra, al ballottaggio - sia pure di una incollatura su Giorgia Meloni, è già un “miracolo”. Renzi ha sempre affermato che le comunali non sono un test del governo e che la sua vera partita la giocherà nel referendum di ottobre. Ma a chi lo incontra non nasconde il disappunto per qualche risultato sotto le attese, come quelli di Bologna e Torino, dove la candidata M5s incalza Fassino. Anche Beppe Sala è davanti, ma di misura. Ma il premier respinge la lettura per cui come dice Raggi, il “vento” starebbe girando a favore dei Cinque stelle.

A parte il risultato (”Importante”, ammette Guerini) della Raggi a Roma, sottolineano i vicesegretari, il M5s nella grande maggioranza dei comuni non è in partita, mentre il Pd vince al primo turno vince in oltre 800 città, tra cui Caserta, Rimini e Salerno. Ora, suona la carica il premier, il Pd “se la giocherà ovunque al ballottaggio”. Anche a Roma, afferma Serracchiani: “Con Raggi ce la vediamo tra 15 giorni”. Ma al Nazareno si attende fino all’ultimo la conferma dell’approdo al secondo turno di Roberto Giachetti, non scontata.

Gli esponenti della minoranza per ora tacciono ma, a taccuini chiusi, fanno capire che sono pronti a incalzare. “Se andiamo al ballottaggio a Roma, potremo definire questo primo turno una sconfitta. Altrimenti sarà un vero e proprio disastro”, afferma un deputato. E un altro parlamentare fa notare che a Cosenza e Napoli, dove il Pd ha scelto l’alleanza con Verdini, non è neanche arrivato al ballottaggio: “il voto conferma che bisogna cambiare rotta e che è sbagliato dire che la vera sfida è quella di ottobre”.


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