Aido, Bergamo sfila per i 40 anni - video
Per la donazione c’è ancora tanto da fare

È stata soprattutto una grande festa per ricordare il profondo valore dell’atto della donazione. Una scelta che ha permesso di salvare tante vite.

Aido, Bergamo sfila per i 40 anni - video Per la donazione c’è ancora tanto da fare

La città si è stretta domenica mattina attorno all’Aido, una realtà nata a Bergamo attraverso i bergamaschi che ha festeggiato i suoi quarant’anni. La storia dell’Associazione italiana donatori organi ebbe inizio proprio nella nostra città, in particolare nel quartiere di Monterosso, per la felice intuizione di Giorgio Brumat, informatore scientifico di origine friulana (ma bergamasco d’adozione) e molto attivo nel mondo del volontariato.

«Era un uomo di una cultura eccezionale e ha dedicato tutta la sua vita all’associazione» – ha

ricordato Leonida Pozzi, altra figura storica dell’Aido di Bergamo (di cui è stato presidente per vent’anni, mentre attualmente è presidente regionale, da ben 26 anni).

Anche la radicata presenza dell’Aido ha contribuito a rendere l’ospedale Papa Giovanni XXIII quello che è oggi, ossia una struttura d’eccellenza anche a livello trapiantologico. Il nostro ospedale è infatti l’unico in grado di eseguire qualsiasi trapianto.

«Quella di Bergamo fu per l’Aido la prima sezione in assoluto – ha spiegato Pozzi – e il contributo che diede alla nascita dello statuto nazionale fu fondamentale. A livello personale sento in maniera particolare l’importanza di questa ricorrenza, anche perché la nostra provincia si colloca ai primi posti a livello nazionale per la donazione di organi. E questo rappresenta un patrimonio morale di tutti i cittadini bergamaschi».

Molto rimane però ancora da fare, non solo a Bergamo, ma in tutta la Penisola: «Il consenso alla donazione nella nostra provincia presenta numeri elevati, ma a livello nazionale la situazione è ben diversa – spiega Pozzi –. Io ho vissuto sulla mia pelle cosa significhi essere in lista d’attesa, aver bisogno di un trapianto, veder soffrire i propri cari: per questo motivo mi domando come oggi, nel 2015, si possa ancora pensare che la gente non abbia fatto proprio il concetto di donazione. Un atto di generosità, che consente di vivere anche per gli altri e non solo per noi stessi».

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