Domenica 15 Giugno 2014

Aribi: Smorziamo i toni

Si è meno nervosi in bicicletta

Claudia Ratti
(Foto by Zanchi)

Claudia Ratti Presidente A.ribi. interviene nel dibattito acceso dalla lettera di un automobilista riguardante il comportamento di chi viaggia sulle due ruote. Ecco il testo della lettera.

Egregio Direttore,

scriveva Wells:” Ogni volta che vedo un adulto in bicicletta, penso che per la razza umana ci sia ancora speranza” eppure leggo ancora una volta sul Suo quotidiano la lettera di un automobilista esasperato nei confronti dei ciclisti e noto che accade proprio il giorno dopo un altro gravissimo incidente locale.

Non vorrei apparire, come quella, che dispensa in nome di un’associazione locale, buoni consigli ignorando che esistono i ciclisti indisciplinati, ma insisto nel dire che esistono due categorie di ciclisti.

Mi riferisco in particolare alla citazione dell’autore della lettera rispetto ai gruppi che transitano al di fuori delle piste ciclabili, ci terrei a precisare che vige” l’obbligo normativo di transitarvi in presenza di ciclabile “e che i ciclisti “che guardano la ruota” (quelli in sella alle bici da corsa) hanno lo stesso obbligo di tutti gli altri. Vale lo stesso per i semafori e l’allineamento sulla sede stradale…la dotazione della bicicletta (campanello, fari, catarifrangenti e giubbino per le ore di buio).

Per i cicloturisti o gli amanti della due ruote intesa come strumento di conoscenza, libertà e benessere psicofisico, non ha importanza correre, l’importante è vivere con lentezza assaporando le meraviglie che ci offre il territorio circonstante pertanto non v’è motivo per scegliere la strada o la super strada ….in presenza di ciclabile si sta su quella e ci si batte per ottenerne sempre di più.

Esiste un codice della strada che contiene anche le norme per i ciclisti che usano un vero e proprio mezzo di trasporto al pari delle auto, delle moto e dei mezzi pesanti, si tratta solo di applicare le sanzioni per disincentivare i comportamenti scorretti.

Quanto all’osservazione sulla possibilità di percorrere in contro senso le vie a senso unico con determinati requisiti, credo che su questo giornale si sia dibattuto a sufficienza, vorrei però invitare tutti quanti a fare una riflessione che proponiamo in tutte le scuole in cui abbiamo il privilegio di andare:

Quando si guida un’automobile, una forza misteriosa prende il sopravvento e improvvisamente….

-Non si può procedere senza sorpassare qualcuno, non ci si può fermare senza bloccare quelli che seguono…

Gli altri utenti della strada, con la loro semplice presenza, sono miei concorrenti nella lotta per lo spazio: m’intralciano se vanno troppo piano, mi “rubano” il posto nel parcheggio, mi fanno arrivare in ritardo agli appuntamenti…

Invito tutti a riflettere se siete consapevoli che la stessa persona quando è pedone o ciclista è meno nervosa e incattivita di quando guida l’auto.

Forse andrebbero smorzati questi toni e bisognerebbe ricercare un clima di convivenza rispettosa ma per farlo il primo passo è senza dubbio quello di attivare “le norme vigenti” rendendole applicative e cominciare a “sanzionare” gli uni e gli altri e non voglio entrare nel merito di quel che vedo fare agli automobilisti quotidianamente….peccato che in questo caso si leggano poi le pesantissime conseguenze.

Ricordiamo infine che prima di tutto siamo tutti pedoni, poi che molti ciclisti sono anche automobilisti pertanto con una patente in tasca e se ne desume che conoscano il codice della strada.

A.ri.bi. non smetterà mai di affermare con forza che per tutelare la propria incolumità e quella degli altri, i suoi associati e tutti quelli che ne vengono a contatto tramite eventi, scuole, manifestazioni,il Suo giornale, sono invitati a dotarsi di ogni accessorio previsto dalla norma vigente e al rispetto del codice della strada. Più tanti saremo a dare il buon esempio e meno lettere sconfortanti leggeremo sui quotidiani locali e nazionali.

In ultimo mi vorrei soffermare sulla osservazione rispetto alla inutilità delle piste ciclabili, si commenta da se,credo che ciascuno di noi vorrebbe poter lasciare andare i propri figli a scuola in bicicletta o scegliere la due ruote a propulsione umana per gli spostamenti casa-lavoro etc...l’unico modo per poterli incentivare e raggiungere i livelli delle città virtuose del nord Europa è incrementare la rete ciclabile locale e nazionale.

Voglio sperare sia stata solo una provocazione.

Tenete anche conto gli spostamenti urbani inferiori a 5 Km rappresentano oltre la metà di quelli effettuati quotidianamente, con mezzi motorizzati, in Italia.

Sono pure quelli in cui è ampiamente dimostrato che la bici arrivi a destinazione prima dell’auto..

Grazie infinite per la cordiale attenzione.

Claudia Ratti.

Presidente A.ribi.

© riproduzione riservata