Arzano, giornalista e gran signore
Un ricordo dell’amico e maestro

Chi scrive ha sempre riconosciuto Paolo Arzano un maestro di vita e del suo percorso professionale. Accostandolo, pari pari, a Renato Possenti, altro personaggione che mi ha preso per mano nel corso di indimenticabili anni a L’Eco di Bergamo. Da qui un profondo ringraziamento.

Arzano, giornalista e gran signore Un ricordo dell’amico e maestro

Dell’uomo ho cercato, con insistenza, di carpire (senza, però riuscirci se non in modo assai riduttivo) l’impressionante razionalità, l’eleganza e la spiccata signorilità nei rapporti con chiunque intrattenesse. Alzi la mano, del resto, chi anche se di diversa opinione fosse incappato in discussioni, alterchi e via dicendo. E non usava alcun distinguo, trattando alla medesima stregua potenti e gente di minor spessore culturale o di ceto. Al nome o cognome premetteva il signor o signora, una forma di tangibile rispetto tipico, di colui che antepone, in partenza, unanimità di stima e di considerazione.

Detestava, sino all’inverosimile, mettersi in mostra mettendo subito in guardia gli intenzionati a conferirgli onorificenze e riconoscimenti peraltro più che meritati in diversi ambiti. Per non parlare della proverbiale generosità. Mai e poi mai ha dato peso al denaro attribuendo alle relazioni, all’impegno e al dovere i veri valori della vita da rincorrere. Tutte qualità in simbiosi con la copiosa attività giornalistica svolta incessantemente in oltre mezzo secolo. In questo ambito, Arzano, si è distinto nelle vesti di direttore, di editorialista, di capo redattore e di corrispondente e collaboratore di varie testate nazionali.

Pochi sanno che quando Indro Montanelli fondò il Giornale, a Milano, lo corteggiò a lungo offrendogli la responsabilità della redazione sportiva. Agli onori e ad un probabile salto in avanti, come carriera, preferì rimanere in provincia, nella fattispecie a capo dello sport della nostra testata. Riteniamo che parte di quella sofferta rinuncia fosse legata alla passione per l’Atalanta e all’amicizia con l’allora presidente Achille Bortolotti, di cui fu anche consigliere personale. In quel periodo la sua rubrica settimanale del martedì «Contro corrente» era motivo di animate discussioni da parte dell’intero popolo atalantino, inevitabilmente spaccato in due.

Fu rigido e inamovibile custode, all’interno de L’Eco di Bergamo, degli «Amici dell’Atalanta», l’Associazione dei supporter nerazzurri, nata dalla formidabile idea di Elio Corbani e che il 26 marzo 2016 celebrerà i 50 anni di costituzione. Schivo e riservato in modo maniacale, riconosco di averne inopportunamente, ma doverosamente, abusato. Ciao, amico e al tempo stesso impareggiabile maestro.

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