Bergamo e i giovani: città morta
«Più spazi per cultura e svago»

Divertimento? Certo che sì. Ma anche molto altro. I giovani chiedono spazi pubblici per esprimere la propria creatività, per studiare, per creare occasioni di confronto e crescita, a partire dal volontariato. A patto che «siano loro i protagonisti».

Bergamo e i giovani: città morta «Più spazi per cultura e svago»

È questo che desiderano i ragazzi che un giovedì sera, invece di andare al pub o al cinema, hanno partecipato agli Stati generali dei giovani al Polaresco, evento promosso dalla Commissione Giovani del Comune di Bergamo. A loro abbiamo chiesto come vorrebbero vivere la città, se e cosa cambierebbero, di cosa hanno bisogno. Le idee sono molto chiare, certo non tengono conto delle risorse risicate dei bilanci comunali. Ma qualche risposta per soluzioni innovative e creative, potrebbe arrivare proprio dai cittadini più giovani.

Ma partiamo dalle loro richieste. La prima è svegliare questa assonnata Bergamo: «Dopo le 18 non c’è più in giro nessuno», lamentano soprattutto gli universitari. E poi la comunicazione, che non è mai abbastanza o è sbagliata nell’approccio, soprattutto quando arriva dal fronte istituzionale. I giovani parlano anche della mobilità e chiedono più mezzi pubblici la sera per potersi spostare in tranquillità e sicurezza. La loro voce non si sente spesso, ma se hanno la possibilità di esprimersi, è forte e decisa.

E non parla solo di locali e serate: «Per valorizzare la città si devono valorizzare le passioni dei giovani a partire dall’arte, che vuol dire scultura, scrittura, musica - spiega Luca Redolfi, 16 anni, coordinatore del sindacato studentesco Uds -. Si devono creare occasioni per sviluppare il loro potenziale». Tra le urgenze, aumentare gli spazi pubblici: «Perché non dare ai giovani gli edifici o i terreni confiscati alla mafia?», propone Luciano Urbani, Uds. Indispensabili anche gli spazi per studiare: il nuovo piano delle biblioteche ha visto infatti una riduzione degli orari di apertura, scelta considerata controproducente.

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