Bergamo riparte dal Donizetti
Ma basterà per rilanciare il centro?

Un sondaggio sul centro che perde importanti punti di riferimento come locali storici, una crisi che nel giro di pochi anni ha lasciato a terra nomi importanti in quel Sentierone che è (o dovrebbe) essere il salotto buono della città. Bergamo si interroga sul futuro del centro piacentiniano, alle prese con una profonda trasformazione.

Sacerdote e Balzer sono solo gli ultimi anelli di una lunga catena di problemi, alla quale aggiungere i numerosi passaggi di proprietà del Nazionale e del Caffè del Colleoni, ma anche la moria di piccoli e grandi negozi sotto i portici del Sentierone. C’è chi arriva e chi se ne va, ma il saldo rimane indubbiamente negativo: la bellissima e a suo modo unica passeggiata del centro negli ultimi anni è diventata più luogo di bancarelle che salotto buono. Alcune di notevole livello e capaci di attirare migliaia di persone, come i Mercatanti che fino a domenica 12 ottobre faranno il pieno, altre dal dubbio gusto dozzinale. Più fiere da paese che da Sentierone.

Il sindaco Giorgio Gori ha annunciato al sua intenzione di ripartire dal Teatro Donizetti, e la scelta può essere condivisibile, luogo centrale e di cultura. Se non fosse che del suo rilancio si parla ormai da quattro amministrazioni buone, spesso con più proclami che idee. Il recupero è sicuramente un’operazione centrale, ma le carte da giocare potrebbero anche essere altre. Ed è su questo che interroghiamo i nostri lettori.

Palafrizzoni pensa ad un concorso d’idee per il rilancio di quel centro compreso tra piazzetta Santo Spirito e piazza Pontida, pedonalizzato (o semi) in buona parte: iniziativa sicuramente lodevole, alla quale bisogna però affiancare la consapevolezza di un avvenuto cambiamento nella tipologia commerciale del centro. Radicale. Ormai via XX Settembre si avvia a diventare la classica strada commerciale europea, caratterizzata da monomarca, un’evoluzione (o involuzione?) che in altri Paesi europei si è verificata da tempo.

Negozi dai caratteri più personali resistono ancora nelle vie laterali dello shopping, Sant’Orsola, Borfuro, Sant’Alessandro, la stessa via Tasso e quel Borgo San Leonardo ricco di potenzialità ma ancora sospeso a metà nel suo ruolo di anticamera del centro. Il futuro di Bergamo e delle sue griffe passa anche da un rinnovato equilibrio tra piccola e grande distribuzione, tra strumenti quali parcheggi e autobus capaci di rendere il centro attrattivo e comodo da raggiungere e vivere. Diversamente, nel trionfo di monomarca e grandi catene, i centri commerciali avranno sempre di più un vantaggio competitivo incolmabile.

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