Lunedì 15 Gennaio 2007

Bergamo, strade a misura di pedone in otto quartieri

Tecnicamente si tratta di parti di sede stradale che, per la loro conformazione, costringono le auto a rallentare sensibilmente l’andatura per tutelare pedoni e ciclisti che frequentano la zona: ecco quindi che compaiono attraversamenti rialzati, rondò senza incroci da regolare, restringimenti di carreggiata in un percorso che gli automobilisti sono costretti a compiere a velocità molto ridotte, pena l’uscita di strada o qualche danno all’auto.

In città l’unico esempio, per ora, è a Monterosso, di fronte al parco Goisis, ma stanno per partire i lavori relativi ai quartieri di Colognola, Campagnola, San Tomaso, Longuelo e Redona.

Già questa settimana saranno predisposti i cantieri a Colognola, Campagnola e Longuelo che verranno aperti entro il 20 gennaio. Poi, tra qualche mese si interverrà su San Tomaso e Redona. Quest’ultimo progetto di Zona trenta è legato al piano più ampio di riqualificazione del quartiere portato a termine in questi giorni dal settore Urbanistica.

Ma come si concepisce una Zona trenta? Innanzitutto la scelta del luogo non è cosa da poco. Nella concezione originaria europea (le prime Zone trenta sono nate infatti in Olanda negli anni Sessanta) l’idea è quella di scoraggiare il traffico di transito improprio nelle vie secondarie dei quartieri (dove non passano nemmeno i mezzi pubblici) per tutelare la pedonalità interna. Scopo raggiungibile con semplici accorgimenti come il restringimento della corsie di transito delle auto (più la strada è stretta, più è automatico rallentare).

(15/01/2006)

r.clemente

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