Borse di studio, l’Agesc: una «interpretazione classista»

Ecco il comunicato dell’Agesc

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Una «interpretazione classista». Con queste parole anche il Comitato provinciale dell’Agesc di Bergamo (Associazione dei genitori delle scuole cattoliche) - portavoce di circa 10.000 famiglie bergamasche che hanno iscritto i figli nelle scuole cattoliche primarie e secondarie della nostra provincia - prende posizione sulle borse di studio offerte dalla Provincia agli alunni meritevoli. Tutto è partito dalle interpellanze del consigliere di Rifondazione Comunista, Vittorio Armanni, che ha criticato l’assegnazione delle borse a studenti di famiglie agiate. Dei 165 assegnatari per l’anno scolastico 2004-2005 - aveva denunciato Armanni - ce ne sono cinque appartenenti a famiglie con un reddito compreso tra i 208.965 euro e i 593.096. Ma lo scopo dei contributi - aveva ricordato Giovanni Cappelluzzo, che dieci anni fa, quand’era a capo della Provincia, istituì le borse di studio - è quello di premiare gli studenti più bravi, indipendentemente che siano figli di ricchi o di poveri. L’ex presidente di via Tasso anche oggi continua a difendere il criterio con cui nacque il bando, «proprio perché borsa di studio e non intervento di assistenza sociale: il risultato scolastico non è condizionato da quanto guadagna la famiglia». L’interpellanza - aggiunge l’Agesc - si dimentica di vedere «iniqua anche la situazione della scuola statale che, al di là dell’età dell’obbligo, dà gratuitamente tutto il servizio scolastico a famiglie agiate senza sofferenze».(28/10/2006)

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