Bossetti, depositata la nuova istanza «Siti pedopornografici? No, pop up»

Bossetti, depositata la nuova istanza
«Siti pedopornografici? No, pop up»

Claudio Salvagni, legale del carpentiere di Mapello, in carcere da giugno per l’omicidio di Yara Gambirasio ha consegnato a Brescia la nuova istanza di scarcerazione.

«Abbiamo puntato sulla mancanza delle risposte del gip sul dna. La prova regina del dna non dice nulla e non vale». Lo ha detto l’avvocato Claudio Salvagni,legale di Massimo Bossetti, che ha presentato, dieci minuti prima della scadenza dei termini fissata alle 13, una nuova istanza di scarcerazione al Tribunale del Riesame di Brescia per il suo assistito, in carcere dal 16 giugno per l’omicidio di Yara Gambirasio.

Massimo Bossetti

Massimo Bossetti

Cinquanta pagine di ricorso che non contemplano il nuovo elemento di indagine sulle tracce trovate sui leggins e sul giubbotto e compatibili con il sedile del furgone di Bossetti. «Questo argomento - ha spiegato - non fa parte di questa istanza. Stiamo lavorando e abbiamo raccolto risultanze importanti in merito». Oltre al dna per l’avvocato Salvagni «un grande granchio è stato preso anche sulle perizia informatica. Non c’è materiale pedopornografico nel computer di Bossetti e non c’è nemmeno una navigazione su siti pedopornografici».

Sabato 21 febbraio alle 14,30, nel suo studio di Como, Salvagni terrà una conferenza stampa per «illustrare il ricorso al Tribunale del Riesame di Brescia», per chiedere la scarcerazione del suo assistito e spiegare «la nuove risultanze investigative». Alla conferenza stampa parteciperanno anche tutti i consulenti del Collegio difensivo.

«Non c’è nessuna navigazione su siti pedopornografici, non c’è alcuna detenzione di materiale pedopornografico, ci sono delle stringhe di ricerca che sono state create dalle macchine: nessuno su Google cerca le cose coi trattini “13enne-rosse-x-sesso”. C’è una sola ricerca, peraltro». Così Salvagni, intervenuto a Effetto Giorno, su Radio 24, nel giorno della presentazione della nuova istanza di scarcerazione, ha approfondito veri temi. In che senso create dalle macchine? «Sono dei pop up. Quando uno va su un sito, a contenuto anche pornografico, ma lecito, si autogenerano delle ricerche per invogliare chi guarda a entrare in determinati siti. Ed è strano che ci sia la ricerca, ma non c’è la visita o la navigazione sul sito. Ricerca, peraltro, fatta in quel modo: non conosco nessuno che faccia ricerche digitando in quel modo. Abbiamo presentato una controperizia sia per quanto riguarda la parte genetica, sia per la parte informatica».

Per quanto riguarda i tessuti del furgone trovati sui leggins, secondo Salvagni «anche questo è un tentativo di distogliere l’attenzione dal focus, ossia la mancanza di risposte scientifiche sul Dna. Relativamente ai peli di tessuto, ci si consenta di usare questo paragone, o questi hanno a loro volta un Dna che si può confrontare con quelli del furgone di Bossetti e quindi ci è un’univocità, oppure identificano solo un tessuto utilizzato per vetture, autocarri, treni e in tantissime occasioni». Infine sul Dna: «Il primo elemento più importante è che non ci sia stata una risposta scientifica al dubbio che abbiamo sollevato, ossia l’incompatibilità tra le risultanze del Dna nucleare con quello mitocondriale, questo elemento è stato bypassato dal giudice senza fornire una spiegazione a nostro giudizio valida. Riteniamo che sia un elemento insormontabile».


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