«Buona scuola, ora i presidi saranno giudicati dai risultati»
Damiano Previtali

«Buona scuola, ora i presidi
saranno giudicati dai risultati»

Quello della valutazione è uno dei temi centrali della riforma della Buona Scuola, citato anche da Matteo Renzi nel contestatissimo discorso con i gessetti colorati di fronte alla lavagna. Dopo l’approvazione del disegno di legge sulla Buona Scuola, licenziato mercoledì dalla Camera e in attesa di essere vagliato da Palazzo Madama, Damiano Previtali, a pochi giorni dalla nomina a dirigente dell’Ufficio del Miur che si occuperà proprio di valutazione, spiega come si lavorerà per dare i voti alla scuola.

«È un tema centrale, perché solo attraverso la valutazione si arriverà a una vera autonomia scolastica che potrà valorizzare sempre di più gli studenti. L’intenzione è quella di valutare tutto il mondo della scuola, nessuno escluso».

Iniziando dalle scuole.

«Il sistema di valutazione delle scuole è al suo primo anno. Proprio in questi giorni i dirigenti di tutti gli Istituti (statali e paritari) sono alle prese con una nuova piattaforma dove trovano i dati relativi alla propria scuola, suddivisi secondo 49 diversi indicatori, confrontati con gli altri istituti simili, sia a livello regionale che nazionale. Queste tabelle serviranno ai dirigenti per individuare i propri punti di forza e i punti deboli e darsi dei voti, specificando anche gli obiettivi da raggiungere per il prossimo triennio. Tutto il materiale elaborato dalle scuole verrà reso pubblico a settembre, una grande operazione di trasparenza. E proprio in base al raggiungimento degli obiettivi verranno valutati anche i dirigenti».

Quindi anche i presidi saranno sotto la lente d’ingrandimento?

«La valutazione dei dirigenti è uno dei punti esplicitati nel disegno di legge. Teoricamente era stata prevista una valutazione dei presidi già a partire dal 2001, compito mai portato a termine per mancanza di risorse. Ora si è deciso di distaccare temporaneamente un numero di presidi, una cinquantina circa in tutt’Italia, per un incarico triennale: saranno i dirigenti scolastici, scelti per le loro competenze, a valutare i colleghi».

E quali saranno i parametri per la loro valutazione?

«I dirigenti scolastici sono coloro che devono favorire il raggiungimento di migliori esiti scolastici e formativi, non attraverso l’insegnamento, ma attraverso le proprie competenze organizzative e gestionali. Verranno valutati in base alle capacità di raggiungere gli obiettivi che loro stessi avranno indicato nell’autovalutazione alla scuola che dirigono, e che verranno integrati nel loro contratto. Inoltre verranno valutati anche per come saranno in grado di valorizzare il personale docente: saranno stanziati 200 mila euro per promuovere la professionalità dei docenti, e il dirigente dovrà dimostrare di valorizzare quei fondi nel miglior modo possibile».

Ci saranno conseguenze per loro?

«Ovviamente sì. Dalla valutazione dipenderà lo stipendio risultato dei dirigenti (a questo proposito verranno stanziati 32 milioni di euro) e anche alcuni avanzamenti nella loro posizione come, per esempio, il poter entrare a far parte de gruppo di presidi distaccati che diventeranno ispettori, o la possibilità di valorizzare il proprio portfolio, che sarà pubblico».

Quindi nessun preside sceriffo.

«È vero che i dirigenti potranno scegliere gli insegnanti dagli Albi a propria discrezione, ma lo dovranno fare secondo le esigenze del proprio Istituto. Favoritismi e nepotismo si ritorceranno contro coloro che eventualmente sceglieranno questa strada; con una pessima valutazione i presidi verranno penalizzati in prima persona, converrà loro scegliere insegnanti capaci per raggiungere gli obiettivi».

E anche gli stessi insegnanti verranno valutati.

«Verrà istituito in ogni scuola un apposito “comitato di valutazione”, composto da docenti, genitori e studenti. I criteri attraverso i quali verranno giudicati gli insegnanti saranno a livello nazionale, parametri evidenti e comunque trasparenti».

Continuerà la valutazione degli Istituti tramite le prove Invalsi?

«Si. In questo ambito il nostro compito sarà di migliorare la percezione dell’Invalsi: da molti viene vissuta come un problema; in realtà non serve a valutare gli studenti ma la scuola in sé. Dobbiamo impegnarci per migliorare la cultura della valutazione».

All’appello manca solo il personale Ata.

«Forse è vero, come è stato detto su più fronti, che nella Buona Scuola il personale Ata non è stato valorizzato come avrebbe meritato, ma non è vero che non viene minimamente preso in considerazione. Viene prevista, per esempio, la semplificazione di alcune funzioni legate alla segreteria attraverso la messa in rete tra scuole di alcune funzioni. Per quanto riguarda gli altri collaboratori scolastici, bisognerà trovare il modo per valorizzarli e valutarli. In questo momento questo aspetto non viene previsto, anche se sarà un punto da tenere in considerazione.

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