Venerdì 19 Maggio 2006

Carte clonate: due fermi anche in Bergamasca

Sono già stati interrogati nel carcere di via Gleno i due trentenni rumeni fermati in Bergamasca nell’ambito dell’operazione dei carabinieri di Reggio Emilia contro la clonazione di carte di credito e bancomat. La truffa, messa in atto da un gruppo composto da italiani e rumeni, viaggiava anche attraverso gli sms, con i dati delle carte e i relativi codici segreti. Agli ignari clienti - come hanno spiegato oggi i carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile di Reggio Emilia, guidati dal ten. Andrea Mattei - all’atto della transazione per un acquisto, i dati venivano «soffiati» da Pos manomessi che inviavano un sms con il numero progressivo della carta, il numero di 16 cifre che la identifica, il codice numerico della banda magnetica e il pin. I due rumeni sono stati fermati a Fara Olivana con Sola con l’accusa di associazione a delinquere. Secondo gli inquirenti avrebbero effettuato acquisti in vari negozi e centri commerciali, utilizzando carte contraffatte dalla banda. Per questo è stata contestata anche l’associazione a delinquere. Il giudice per le indagini preliminari di Bergamo, visto il pericolo di fuga, ha convalidato il provvedimento di fermo nei confronti dei due, quindi ha confermato la custodia cautelare in carcere per entrambi. Ora i carabinieri stanno cercando di appurare se i due avessero effettuato o tentato di effettuare in prima persona manomissioni di impianti pos-bancomat. Secondo i carabinieri di Reggio Emilia il gruppo aveva contatti in mezza Europa: il bilancio è di 39 indagati, 29 decreti di fermo disposti dal pm e 35 perquisizioni che oltre alla Bergamasca hanno toccato anche le province di Reggio Emilia, Verona, Roma e Milano. L’indagine era stata avviata nel luglio 2005 e ha fruttato illeciti introiti nell’ordine di milioni di euro anche tramite l’intercettazione di transazioni di danaro avvenute tramite i Money Transfer Office: i criminali informatici si inserivano nel circuito, captavano i codici identificativi e i dati anagrafici, quindi deviavano il flusso a complici che con documenti falsi si recavano a ritirare le somme.  (19/05/2006)

r.clemente

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