Martedì 27 Marzo 2012

Che fine ha fatto il Piano cave?
Pirovano: «Sta nel freezer»

C'è qualcuno che sa e soprattutto che può attualmente a titolo ultimo rispondere a una domanda non semplice, d'accordo, ma è giunta l'ora. La domanda: che fine ha fatto il Piano cave della Provincia di Bergamo? Costato è costato, qualche milione di ore di tecnici, consulenti, tavoli, doverosi scontri e incontri politici.

Licenziato dopo un parto iper podalico da Via Tasso versione Valerio Bettoni nel 2004, il piano regolatore delle attività estrattive in Bergamasca ha stazionato per un altro tot di anni al Pirellone, turbinando tra Giunta, Consiglio, VI Commissione andata e ritorno più volte, per poi raggiungere la quadra - con 39 ambiti modificati su 78 - nel 2008 quando è stato firmato ed è diventato «operativo».

Operativo si fa per dire: da allora, quattro anni, nessuna autorizzazione è mai stata rilasciata dalla Provincia per ambiti strettamente previsti in questo piano. Strettamente nel senso che finora i permessi di cavare rilasciati dal 2008 a oggi sono stati per ambiti o ampliamenti di cave già autorizzati nel vecchio piano del 1997 e semplicemente riammessi in quello vigente.

Il quale, sepolto sotto una tempesta di ricorsi al Tar da parte di cavatori, enti e associazioni ambientaliste (pare 24 dall'ultimo conto), è ormai così vacillante che gli uffici di Via Tasso, seppur ancora non ufficialmente, hanno «stoppato» qualsiasi iter autorizzativo. Il piano cave? «Sta nel freezer» ha commentato Ettore Pirovano, presidente della Provincia.

Come dire, noi nuovi permessi con il piano messo così non ne rilasciamo, perché non si capisce come finirà, né chi ha ragione né tantomeno di chi è la ragione ultima: del Tar, che nelle ultime sentenze ha annullato per ben tre volte l'intero Piano cave? O della Giunta regionale, che un anno fa ne ha riconfermato la validità? Il piano cave?

Non bastasse il fuoco di fila del Tar con le sue sentenze, s'è aperto da qualche tempo un nuovo fronte caldo per il Piano cave della provincia di Bergamo. La Procura di Milano che indaga sulla tangente dell'imprenditore Pierluca Locatelli a Franco Nicoli Cristiani, ha infatti chiesto la trasmissione degli atti del documento che pianifica l'attività estrattiva, adottato da Via Tasso nel 2004 e approvato quattro anni dopo dal Consiglio del Pirellone.

Leggi le due pagine dedicate all'argomento su l'Eco di martedì 27 marzo

m.sanfilippo

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