«Commercialisti: esame odissea A Bergamo passa il 16%, a Napoli il 65»

«Commercialisti: esame odissea
A Bergamo passa il 16%, a Napoli il 65»

Un lettore scrive: nella sessione di novembre a Bergamo solo 6 su 35 candidati hanno raggiunto la prova orale (16%), contro il 65% dell’università di Napoli ed il 40% di Reggio Calabria.

«Da tempo – scrive il lettore, che preferisce non veder pubblicate le proprie generalità – si parla di liberalizzazione delle professioni e di garanzia di imparzialità nella metodologia utilizzata per selezionare futuri professionisti (commercialisti-avvocati) su tutto il territorio nazionale. Numeri alla mano, ci si accorge che le cose non stanno proprio così: a Bergamo nella seconda sessione (novembre) dell’esame di stato per commercialisti solo 6 su 35 candidati hanno raggiunto la prova orale (16%), contro il 65% dell’università di Napoli ed il 40% di Reggio Calabria. A Bergamo in media si abilitano 30 commercialisti l’anno, contro i quasi 130 della sola ultima sessione di novembre presso l’università partenopea di Napoli».

«Negli ultimi 10 anni – prosegue – la percentuale di laureati disposti a sostenere l’esame a Bergamo è precipitata, e mentre 1 ragazzo su 8 riesce a superare questo scoglio insormontabile (alla modica cifra di 500 euro per tentativo), ogni anno migrano nel triangolo tra Brescia/Milano/Bergamo oltre 200 professionisti che, laureandosi nelle più disparate università del Sud Italia con criteri di selezione più “morbidi”, intasano un mercato già ormai saturo, con conseguente penalizzazione dei “ragazzi locali” che devono subire un iter molto più complicato per poter ottenere l’abilitazione».

«Se a questo aggiungiamo che la stessa commissione giudicatrice è composta da professionisti che, ovviamente, non abbracciano l’idea di abilitare nuovi concorrenti, si delinea una realtà preoccupante per il nostro territorio dove sempre più aspiranti commercialisti o avvocati sono costretti a migrare fuori regione per ottenere un’abilitazione che, a Bergamo, sembra utopia».

«Io capisco la scrematura – prosegue la lettera –, capisco anche che ci possano essere differenze in termini di promozioni da un’università ad un’altra, ma non concepisco come dopo 5 anni di università, 3 anni di pratica (e quindi a 27-30 anni suonati), 3 prove scritte, una prova orale, a Bergamo da anni non si superi mail il 20% di abilitazioni mentre in altre regioni la media va dal 34 al 55%. I casi sono due: o l’ordine dei commercialisti non è in grado di formare a dovere i professionisti del futuro (visto che organizza corsi a pagamento che teoricamente preparano all’ esame e che vengono svolti dagli stessi “bocciati” anche gli anni successivi a cifre che variano tra i 300 e i 400 euro), oppure c’è qualcosa di sbagliato nel criterio di selezione utilizzato dai vari esaminatori perché se (albo alla mano) più del 50% dei commercialisti operanti nella nostra provincia ha ottenuto l’abilitazione fuori dal territorio lombardo, qualcosa vorrà pur dire».

«Spero consideriate quanto scritto sopra un utile argomento di riflessione – conclude il lettore –, tenuto conto che i numeri e le percentuali espresse non sono fantasia, ma facilmente verificabili sulle pagine web delle varie università italiane. Gli stessi ragazzi che provano gli esami di abilitazione a Bergamo dovrebbero sapere a cosa vanno incontro, garantendo ad eventuali futuri professionisti la possibilità di decidere con chiarezza se intraprendere o meno questo percorso».


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