Consumo di suolo, allarma il Basso Sebino Legambiente: «Cambiare modello»

Consumo di suolo, allarma il Basso Sebino
Legambiente: «Cambiare modello»

L’associazione ambientalista rende noto i dati relativi al 2019 e critica la gestione del territorio puntando il dito soprattutto su alcuni comuni lacustri. Guarda i dati per singolo comune.

Ecco il comunicato stampa diramato da Legambiente.

«I dati più allarmanti di consumo di suolo arrivano dal settore sud-orientale della Lombardia, in particolare da Brescia, Mantova e Bergamo. In queste tre province si sono concentrate perdite per 355 ettari di suolo nel 2019, il 55% del totale regionale. Nel basso Sebino in vetta alla classifica negativa spicca Paratico con il 27,4% del suo suolo urbanizzato segue Sarnico con il 21,1% a ruota Iseo con il 15,8%, Sulzano è in vetta tra i piccoli paesi con l’8,2%.

Nonostante questi paesi siano stretti tra la collina e il lago è in continua crescita il consumo di suolo. Questa graduatoria è confermata anche dalla densità di cemento per m2. In vetta c’è Iseo (50,3 m2), segue Paratico (48,1), Sarnico (5,7 m2) e Sulzano sempre capofila dei piccoli con (6,3 m2).

(Clicca sull’allegato in fondo all’articolo per leggere i dati comune per comune)

Lascia perplessi il fatto che chi costruisce di più è anche il comune che vende di più i gioielli di famiglia come Paratico con un pezzo di lungo lago e Iseo che vorrebbe vendere la storica Casa Panella. A trainare questo “sviluppo” incessante nella bassa bresciana e bergamasca ci sono i centri logistici mentre sul lago crescono i supermercati e le aree residenziali. I dati del basso Sebino (bresciano e bergamasco) sono complessivamente pessimi e denotano una urbanizzazione caotica e priva di qualsiasi obiettivo di contenimento dello sviluppo edilizio.

I Pgt sono poco vincolanti, e questa è un’anomalia che accomuna purtroppo gran parte dei comuni del lago e lombardi. Invece di valorizzare e tutelare le ricchezze paesaggistiche e naturalistiche, si consuma il territorio in una sequela di centri commerciali, supermercati, villette, capannoni privi di qualità e di valore estetico.

Un modello di sviluppo che può essere modificato solo attraverso la green economy, l’economia circolare, la tutela delle aree verdi e il recupero/valorizzazione dei centri storici. Vanno cambiate le regole del gioco stabilendo un tetto massimo di edificabilità in ogni territorio; andrebbe stabilito un valore alto per le aree verdi per disincentivarne l’utilizzo, dovrebbe essere applicata con rigore una politica di demolizione degli edifici dismessi e costruiti in aree a rischio. Sarebbe auspicabile una mappa delle aree industriali dismesse da recuperare non solo a nuove e meno impattanti funzioni ma destinate a nuovo verde e servizi».


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