Conte: «Vaccino: non sarà obbligatorio» Scuole, didattica mista dal 7 gennaio
Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, alla conferenza di fine anno con i giornalisti (Foto by ansa)

Conte: «Vaccino: non sarà obbligatorio»
Scuole, didattica mista dal 7 gennaio

Il ritorno in presenza di almeno il 50% degli studenti delle scuole secondarie è l’auspicio del presidente del Consiglio nella conferenza stampa di fine anno.

Occorre «accelerare» la cosiddetta verifica di maggioranza, così da affrontare «nei primi giorni di gennaio» il Recovery Plan, da consegnare poi alle «forze sociali e al Parlamento» per definirlo in via definitva «a febbraio», ha detto il premier Giuseppe Conte alla conferenza stampa di fine anno nel corso della mattinata di mercoledì 30 dicembre. «Dobbiamo avere una prospettiva di legislatura nel quadro dell’occasione storica dei 209 miliardi del Recovery plan. Ma non possiamo permetterci di galleggiare», ha aggiunto. «Se verrà meno la fiducia di un partito andrò in Parlamento», spiega Conte, e se verrà posto il problema del rimpasto «lo affronteremo». Sul Mes, invece, «sarà il Parlamento a dover decidere».

A proposito del vaccino Conte annuncia: «Io stesso per dare il buon esempio lo farei subito ma è giusto rispettare le priorità approvate dalle Camere». Il premier tuttavia confida in una vaccinazione di massa ed esclude al momento l’obbligatorietà. «Lo stato di emergenza» per il Covid «lo prorogheremo sino a quando sarà necessario per mantenere i presidi di protezione civile e tutti i presidi che ci consentono di gestire l’emergenza, dando poteri ai soggetti attuator»”, ha detto il premier.

Sulla riapertura delle scuole Conte auspica «che il 7 gennaio le scuole secondarie di secondo grado possano ripartire con una didattica integrata mista almeno al 50% in presenza, nel segno della responsabilità, senza mettere a rischio le comunità scolastiche. Se, come mi dicono, i tavoli delle prefetture, hanno lavorato in modo efficace, potremo ripartire quantomeno con il 50%».

«Abbiamo approfittato di dicembre - prosegue - per un ulteriore passo avanti, in una logica di massima flessibilità. Abbiamo coinvolto i prefetti, con tutte le autorità coinvolte, per una sintesi. Abbiamo compreso che il sistema è così integrato che non è possibile decongestionare i flussi attorno alla scuola, anche per il trasporto pubblico locale, se non si integrano i comparti diversi. Le prefetture hanno avuto il compito di coordinare soluzioni flessibili, da valutare paese per paese, scuola per scuola. C’è stata disponibilità a differenziare gli orari di ingresso anche negli uffici pubblici».

In Italia dati peggiori sul Covid che altrove? «Teniamo conto che l’Italia è stato il primo Paese europeo e occidentale in cui è scoppiata la pandemia in modo così incisivo. Questo ci ha complicato la risposta e abbiamo dovuto elaborare risposte che non ci consentivano di riprodurre quelle applicate altrove». Così risponde il premier Giuseppe Conte nella conferenza stampa di fine anno. «Aspettiamo a fare bilanci: avremo sempre il massimo impegno per limitare le limitazioni delle libertà personali. Nella seconda ondata le misure restrittive sono dappertutto e a volte anche in modo più incisivo che da noi», aggiunge.

«Perché l’Italia non si è assicurata dosi di vaccini come la Germania? Italia, Francia, Germania e Olanda sono stati i primi paesi che in modo sintonico si sono mossi per l’alleanza per i vaccini, dopo aver già preso contatti con le ditte. Abbiamo consegnato la palla ala commissione Ue. È stata una scelta politica. L’Italia non ha tentato di assicurarsi altre commesse perché le dosi contrattualmente negoziate sono centinaia di milioni. E poi l’Italia non l’ha fatto perché all’articolo 7 del contratto della commissione europea c’è il divieto di approvvigionarsi a livello bilaterale».

«La ministra con i sindacati e le forze sociali sta già lavorando allo scenario che dovremo affrontare dopo marzo» con la fine del blocco dei licenziamenti: «è uno scenario molto preoccupante. Abbiamo costruito una cintura di protezione sociale che più o meno sta funzionando, ha scongiurato il licenziamento per 600mila persone. Ma dobbiamo lavorare alla riforma e riordino degli ammortizzatori sociali e rendere più incisive le politiche attive del lavoro. Dovremo lavorare per non farci trovare impreparati. Il mercato del lavoro si preannuncia molto critico dopo marzo».

La conferenza stampa di fine anno si è aperta con un minuto di silenzio in ricordo delle vittime del Covid e in solidarietà dei loro familiari.


© RIPRODUZIONE RISERVATA