Lunedì 12 Maggio 2008

C’è «fame» di infermieri A Bergamo ne servono 600

Un lavoro che richiede in primo luogo uno spirito di servizio verso la persona, una volontà di dedizione verso gli altri, capacità di sacrificio e di compassione della sofferenza: è il mestiere dell’infermiere, figura professionale cardine per la cura dei malati e dei bisognosi di assistenza, figura a cui oggi, a livello mondiale, si dedica la giornata. Il tema scelto per questa Giornata 2008 dell’infermiere, che anche a Bergamo vede momenti di riflessione con convegni e occasioni di aggiornamento (il tributo mondiale a questa figura professionale è fissato in questa data dall’Icn, International Council of Nurse, perché il 12 maggio 1980 nacque Florence Nightingale, fondatrice delle scienze infermieristiche moderne) è: «Infermiere, una storia che racconta milioni di vite». Perché fare l’infermiere è soprattutto entrare in contatto con gli altri, con il resto del mondo, ascoltarne i bisogni e dare un sollievo alle sofferenze altrui: un compito impegnativo, per una professione che, spiega Maria Irene Milesi (coordinatore didattico di sezione per la formazione universitaria del corso di Laurea in Infermieristica, facoltà di Medicina e chirurgia Milano-Bicocca e Ospedali Riuniti di Bergamo), è in crescita. Ma che comunque, anche in Bergamasca, fa segnalare la necessità di «nuova linfa»: in sostanza, in tutto il territorio orobico, tra capoluogo e provincia, mancherebbero, spiega Milesi stando alle fonti dei collegi Ipasvi (Federazione nazionale collegi infermieri) circa 600 infermieri. Per andare con ordine: a Bergamo, tra città e provincia, sono 5.763 gli infermieri attualmente in servizio, in Lombardia in totale 52.186, in Italia siamo a quota 331.699. Numeri non da poco, ma che non rispondono comunque al fabbisogno della popolazione (una popolazione, ricordiamolo, quella italiana, che diventa sempre più anziana e quindi spesso sempre più bisognosa di assistenza): tant’è che a Bergamo, tra città e provincia, servirebbero altri 600 infermieri su tutto il territorio, a Brescia 800, a Milano-Lodi 1.500, in Lombardia complessivamente altri 5.000 e in Italia altri 60 mila. Perché, se la professione dell’infermiere è comunque molto richiesta, si ha ancora una carenza così elevata? Va detto, in termini generali, che la professione è davveroo dura, richiede dedizione, costanza, e anche un lungo periodo di studi, ora anche la laurea. Almeno tre anni, dopo le scuole superiori, per conseguire la laurea «breve» triennale in Scienze infermieristiche, altri due, facoltativi, di specializzazione o per altri master equipollenti. Per arrivare al primo impiego, dopo tanta preparazione, e a stipendi che non sono proprio elevatissimi: stando alle cifre elaborate su fonte collegi Ipasvi, uno stipendio mensile netto di un infermiere viaggia sui 1.200-1.300 euro circa, con una retribuzione annua lorda di poco più di 30 mila euro. E, con carenza di nuova linfa, e stipendi bassi, anche a Bergamo e provincia ha preso piede il fenomeno dell’impiego di personale infermieristico che arriva dall’estero. (12/05/2008)

r.clemente

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