Sabato 02 Giugno 2007

Cuore artificiale studiato a Bergamo: il primo impianto

«Sono molto soddisfatto e ringrazio il prof. Mario Viganò per aver utilizzato questo cuore artificiale, frutto di ricerca e tecnologia italiana, punto di arrivo di un’avventura a beneficio di tanti malati di cuore». Con queste parole il responsabile clinico dello sviluppo del cuore artifciale, il cardiochirurgo Paolo Ferrazzi, direttore del Dipartimento cardiovascolare clinico e di ricerca degli Ospedali Riuniti di Bergamo, ha commentato l’intervento eseguito ieri mattina all’ospedale San Matteo di Pavia. Ferrazzi è il coordinatore dell’equipe medica che, fin dagli inizi, ha messo a punto il dispositivo.

«La ricerca di base – ha spiegato Paolo Ferrazzi, nella foto qui a lato - è iniziata quasi 20 anni fa con un’equipe clinica di ricerca che non si è mai fermata davanti a nessun ostacolo. È la realizzazione di un sogno sapere che in un centro italiano è stato impiantato il primo cuore artificiale made in Italy e una grande soddisfazione che tanti anni di ricerca in laboratorio siano oggi concretizzati a beneficio dei nostri pazienti con scompenso cardiaco».

«BestBeat» è stato impiantato per la prima volta in Italia, e la terza in Europa, dopo Germania e Francia: è stato realizzato dall’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche a Pisa. Ha una marcia in più rispetto ai prototipi americani. Il cuore italiano pesa infatti solo 560 grammi, è in grado di operare a flusso pulsatile, generando una pressione arteriosa fisiologica. Caratteristiche che permettono al dispositivo di essere impiantato nei pazienti scompensati e di aprire una nuova frontiera terapeutica perché quando le condizioni lo permettono, rende possibile l’avvio di terapie di recupero della funzionalità cardiaca.

«Il nostro progetto – sottolinea Ferrazzi - è partito nel 1986 in Svizzera e nel 1991 è stato trasferito in Italia, grazie alla creazione di una Società di ricerca applicata, la Tecnobiomedica. Negli anni 90, grazie al connubio tra clinica e tecnologia, coordinato dall’ingegnere bergamasco Bruno Mambrito, purtroppo scomparso nel 1998, è stato possibile ridurre le dimensioni del dispositivo e avviare una serie di esperimenti che hanno consentito di migliorane ulteriormente le prestazioni. Per portare alla conclusione il progetto, due anni orsono, è stato necessario creare una nuova Società, la NewCorTec, che fosse in grado di accompagnarlo fino alla sua applicazione clinica».

Paolo Ferrazzi dirige uno dei quattro centri cardiochirurgici italiani autorizzati dal ministero della Salute per l’applicazione nei pazienti del dispositivo. La società che lo ha prodotto, la NewCorTec, ha avviato infatti la procedura per l’applicazione clinica nell’ospedale di Bergamo, nel Centro Cardiochirurgico del CNR di Massa, nell’ospedale Niguarda di Milano e nel Policlinico San Matteo di Pavia.

(02/06/2007)

r.clemente

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