De Ponti non è rientrato in Italia L’attivista in Turchia: torna domani

De Ponti non è rientrato in Italia
L’attivista in Turchia: torna domani

È stato rilasciato, ma non è ancora rientrato in Italia - come tutti pensavano - Alessandro De Ponti, l'attivista italiano fermato alcuni giorni fa nel Kurdistan iracheno senza documenti e con una ferita alla spalla dopo aver passato il confine tra Siria e Iraq.

La notizia del fermo era arrivata il 5 luglio scorso e fino a giovedì 9 luglio il giovane - che non è mai stato detenuto - era in stato di fermo in attesa che le autorità curde completassero gli accertamenti.

Tutti hanno scritto che De Ponti, 23 anni era atterrato a Milano Malpensa giovedì sera 9 luglio alle 22.30 con un volo di linea. Era atteso attorno all'una a casa dove vive con la madre, Cristina Rivoltella, e con la sorella minore, i giornalisti l’avevano atteso invano fuori casa fino alle 5 di notte e il giovane non era rientrato nemmeno in mattinata.

Si è pensato che fosse stato subito interrogato dalle autorità italiane e invece il mistero è stato svelato. C’è stato un problema tecnico e il 23enne si trova adesso in Turchia, in attesa di rientrare sabato 11 in Italia dove sarà interrogato in merito alla sua esperienza in Medio Oriente. Indaga la procura di Roma.

La sua situazione è stata monitorata fin dal primo momento dal console italiano a Erbil e dall'ambasciata d'Italia a Baghdad, anche se non ci sono mai stati allarmi particolari per la sua incolumità, come ha detto nei giorni scorsi il capo dell'Unità di crisi della Farnesina Claudio Taruffi. A Erbil è stato anche visitato da un medico.

Il ragazzo, da sempre simpatizzante della causa curda, era partito da Treviglio a fine aprile, e fino al momento del fermo non aveva più dato notizie alla famiglia. La procura di Roma ha aperto un fascicolo senza ipotesi di reato e senza indagati sul suo ferimento e ora sarà sentito sulle circostanze di questo ferimento e sui motivi del viaggio. Secondo alcuni voleva unirsi all'esercito curdo nella lotta contro l'Isis. Secondo altri il suo obiettivo era quello di lavorare con organizzazioni umanitarie attive nell'area.

«Alessandro è un ragazzo non sprovveduto, che conosce molto bene la situazione geopolitica di quella zona», avevano raccontato gli amici a Treviglio, dove milita in un collettivo della sinistra antagonista, «Tanaliberatutti». Ora un sospiro di sollievo per tutti, anche se Alessandro deve attendere un altro giorno per rientrare in Italia.


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