Mercoledì 13 Agosto 2014

Diabete e infarto: è targato Bg

il primo protocollo operativo

Insulina per combattere il diabete

Diabete e infarto:

è targato Bergamo il primo protocollo operativo su come intervenire

Un team di esperti promosso da quattro società scientifiche ha messo a punto le indicazioni per prevenire, riconoscere e curare l’infarto miocardico nei pazienti diabetici: fondamentale il fattore tempo e l’approccio multidisciplinare. E’ stato pubblicato sul numero di giugno del Giornale Italiano di Cardiologia, darà vita a un registro lombardo per valutare l’impatto delle linee guida sui pazienti.

Bergamo, 13 agosto 2014 –

Farmaci di ultima generazione e tempismo: sono queste le armi che cardiologi e diabetologi mettono in campo per contrastare le complicazioni cardiache nei pazienti diabetici. Un binomio frequente e pericoloso: circa il 60% dei pazienti affetti da diabete mellito sviluppa patologie cardiovascolari e il 30% dei pazienti che presentano una sindrome coronarica acuta è affetto anche da diabete.

Il diabete infatti causa una disfunzione piastrinica che aumenta il rischio trombotico, cioè il rischio che si formino dei grumi di sangue. Coaguli che però si possono prevenire con un’appropriata terapia farmacologica antiaggregante, in particolare con ultimi ritrovati come prasugrel o ticagrelor, che in studi recenti si sono dimostrati più efficaci di quelli di prima generazione nel ridurre il rischio trombotico nei pazienti diabetici con sindrome coronarica acuta.

Se una coronaria risulta ostruita, occorre intervenire precocemente. Se preferire la cardiochirurgia e quindi il bypass o l’approccio percutaneo dell’angioplastica va valutato da un team interdisciplinare (il cosiddetto Heart Team), non solo in base alla severità del problema cardiaco, ma anche allo stato clinico del paziente e al rischio chirurgico.

Lo afferma uno studio pubblicato sul numero di giugno del Giornale Italiano di Cardiologia. Si tratta del primo protocollo multidisciplinare a carattere operativo che spiega come gestire il paziente diabetico colpito da sindrome coronarica acuta. Tre gli specialisti del Papa Giovanni coinvolti: la cardiologa Roberta Rossini, ideatrice e coordinatrice del lavoro, il cardiologo interventista Giuseppe Musumeci, responsabile della sezione lombarda della Società Italiana di Cardiologia Invasiva (GISE), e Roberto Trevisan, direttore dell’Unità di Malattie endocrine e diabetologia dell’azienda ospedaliera bergamasca.

Alla pubblicazione seguirà nei prossimi mesi l’attivazione di un Registro Osservazionale in Lombardia, che servirà a capire quanto e come i medici lombardi riusciranno ad applicare concretamente le linee guida e quali miglioramenti sarà possibile raggiungere nel trattamento dei pazienti.

“Questo protocollo multidisciplinare, condiviso da cardiologi e diabetologi, affronta per la prima volta problematiche cliniche concrete che non hanno ancora risposte chiare dalla letteratura – spiega Roberta Rossini -. Fornisce raccomandazioni precise sia ai diabetologi che ai cardiologi, dalla fase acuta fino alla dimissione del paziente e al raggiungimento di un adeguato controllo glicemico. E’ un problema di enorme portata se si pensa che nel mondo sono 382 milioni le persone affette da diabete, destinate a diventare quasi 600 milioni tra vent’anni, cioè uno su 10. Solo in Italia i malati sono già 3 milioni cioè il 5% della popolazione ”.

Gli specialisti bergamaschi hanno lavorato con altri 8 esperti identificati dalle sezioni lombarde dell’Associazione Nazionale Medici e Cardiologi Ospedalieri (AMNCO), del GISE, la Società Italiana di Cardiologia Invasiva (GISE), della Società Italiana di Diabetologia (SID) e dell’Associazione Medici Diabetologi (AMD) per sviluppare un lavoro tanto prezioso quanto atteso dalla comunità scientifica italiana e non solo.

Il documento suggerisce anche come trattare l’iperglicemia, che va curata perché valori di glucosio nel sangue superiori a 180mg/dl peggiorano il danno miocardico. Si tratta del secondo protocollo operativo multidisciplinare, destinato a dare risposte a temi complessi e ancora poco chiari della medicina moderna, che segue un primo lavoro redatto dagli specialisti bergamaschi, pubblicato per la prima volta sul numero di luglio di due anni fa del Giornale Italiano di Cardiologia e dedicato alla gestione della terapia antiaggregante in caso di intervento chirurgico.

Il lavoro ha riscosso importanti riconoscimenti da parte della comunità scientifica internazionale, tanto da trovare spazio anche su Eurointervention, rivista ufficiale della Società Europea di Cardiologia Interventistica, e da essere tradotto in un’applicazione per dispositivi mobili. Si tratta dell’app ‘Stent &Surgery’ che fornisce in modo semplice e intuitivo ai medici indicazioni precise sul dosaggio ottimale della terapia antiaggregante da mantenere nel periodo perioperatorio nei pazienti cardiopatici portatori di stent che devono sottoporsi a un intervento chirurgico.

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