Dirigenti e dipendenti del Bolognini: «Offesi e umiliati, ma l’azienda è  sana»

Dirigenti e dipendenti del Bolognini:
«Offesi e umiliati, ma l’azienda è sana»

«Anche a noi spetta il diritto di far sentire la nostra voce». Comincia così una lettera inviata al nostro giornale da «un gruppo di Dirigenti e di altro personale del Comparto dell’Azienda ospedaliera Bolognini di Seriate, variegato ed eterogeneo per incarichi e per anni di permanenza all’interno della nostra azienda».

Una lettera giunta col «corredo» di 150 firme, raccolte nel breve giro di un pomeriggio, a testimoniare l’alta adesione e attenzione, tra il personale dell’ospedale, ai temi affrontati. Firme di persone diverse, accomunate - si legge nella lettera - «dall’impegno e la passione che da anni mettiamo nelle nostre professioni» al servizio di chi si rivolge al Bolognini.

«Siamo stati in rigoroso silenzio - scrivono i firmatari - mentre assistevamo a una serie di vicende, alcune davvero poco chiare, che hanno visto e vedono tuttora coinvolti colleghi che stimiamo e che sono ormai da mesi stritolati negli ingranaggi di una giustizia che ad oggi non ha soddisfatto le nostre aspettative. Siamo stati muti anche quando la gogna mediatica ha travolto tutti noi, lavoratori ignari di quello di cui l’azienda viene accusata».

Accuse che rischiano di gettare ombre su una realtà di lavoro e qualità consolidata. «Siamo stati sui giornali nel 2011 - si legge nella lettera - perché insigniti di un prestigioso premio, quello della migliore pubblica amministrazione d’Italia; spesso siamo citati in convegni come azienda virtuosa, forse l’unica in Lombardia e una delle pochissime in Italia che chiuderà il 2015 in pareggio di bilancio mentre negli anni scorsi ha restituito parte del fondo di riequilibrio. Nessuno dei dirigenti, né tanto meno i nostri colleghi del comparto, ha mai intascato un euro, nessuno si è arricchito, abbiamo svolto il nostro dovere con onestà e spesso sacrificando anche la nostra vita privata».

I firmatari della missiva, prendono le distanze da «fatti che non abbiamo compiuto e non conosciamo», ma si sentono «chiamati in causa direttamente» oltre che «disorientati, offesi e feriti» quando giornali parlano «in termini negativi della nostra Azienda». Un’Azienda «nata zoppicante dalle ceneri di due ex Usl», che però «si è messa in piedi e ha percorso i cento metri bruciando ogni record».


Leggi di più su L’Eco di Bergamo in edicola domenica 19 luglio 2015

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