Facebook, 10 bufale famose Ecco come smascherare i falsi

Facebook, 10 bufale famose
Ecco come smascherare i falsi

Dalla storia dei bambini usati come esche dai criminali all’allarme per la chiusura degli account di Facebook inutilizzati. Sul web si moltiplicano le notizie false e diventano virali sui social network, ma crescono anche i gruppi e i siti con «rangers» che controllano la veridicità dei vari appelli: vi spieghiamo le bufale più clamorose comparse di recente e i trucchi per controllare le notizie prime di condividerle sui vostri profili.

1 - I bambini-esca in strada. Su Facebook è circolato più volte un post simile a questo: «Questo messaggio – si legge – è per le ragazze che vanno fuori casa, ufficio o scuola da sole. Se trovate un bambino che piange sulla strada che vi mostra il suo indirizzo e chiede di essere accompagnato a quell’indirizzo, prendete il bambino e portatelo alla stazione di polizia e non a quell’indirizzo. Questo è un nuovo modo che hanno le gang per stuprare le ragazze. Copiate e incollate per la massima diffusione». È un falso allarme che risale almeno al 2005 ed è diffuso in vari Paesi.

2 - Facebook chiude gli account inattivi. Un appello compare ciclicamente sulle pagine degli utenti Facebook e annuncia che il social network «sta esaurendo lo spazio» e avrebbe intenzione di «chiudere gli account inattivi», ma «sono esclusi dall’eliminazione gli utenti che invieranno questo messaggio ad almeno 15 amici per dimostrare la propria attività sul social». Ovviamente si tratta di una notizia falsa, una «catena di Sant’Antonio».

3 - La app «creata dal pedofilo». Secondo alcuni appelli circolati nei mesi scorsi, l’applicazione «Talking Angela» presente su App Store e Google Play sarebbe gestita da un pedofilo che la utilizzerebbe per ottenere informazioni dai bambini, per comandare il telefonino a distanza o per inviare virus. Notizia falsa. Il Guardian ha intervistato i creatori dell’applicazione nel febbraio del 2014, che hanno smentito tutto: le conversazioni, hanno spiegato, sono create da un sistema automatico.

4 - Il computer intelligente. È stata rilanciata più volte sui social network la notizia di un super computer che all’Università di Reading (Regno Unito) avrebbe superato il «Test di Turing», dimostrando di essere dotato di intelligenza. In realtà l’esperimento ha ricevuto numerose critiche: il computer infatti è riuscito a «convincere» solo il 33% degli esaminatori, uno su tre: poco per essere considerato davvero un essere intelligente.

5 - L’assassino smascherato da Siri. Nel 2012 in Florida il ventenne Pedro Bravo avrebbe ucciso il coinquilino Christian Aguilar e poi avrebbe chiesto a Siri, l’assistente vocale dell’iPhone, dove nascondere il cadavere. La notizia si è rivelata falsa. È stata smentita anche dalla polizia come si legge in questo tweet.

6- «Condividi per curare questo bambino». Si presenta spesso (con diverse varianti) un appello per finanziare le cure di bambini: i più diffusi sono quello per aiutare bambine di nome Rachel e Vanessa o un bambino di Padova di nome Marco. Per finanziare le cure sarebbe sufficiente condividere o inoltrare il messaggio: per ogni condivisione, secondo l’appello, vengono donati 45 centesimi (o 32 centesimi a seconda delle versioni). In realtà è solo una «catena di Sant’Antonio».

7- Facebook e la privacy. Un altro «grande classico» delle bufale è il messaggio che in tanti hanno pubblicato su Facebook per tutelare la loro privacy. «A causa del fatto che Facebook ha scelto di includere un software che permette il furto di informazioni personali – si legge nel messaggio – dichiaro quanto segue: oggi, in risposta alle nuove linee guida di Facebook e articoli l. 111, 112 e 113 del Codice della proprietà intellettuale, dichiaro che, i miei diritti sono associati a tutte le mie informazioni personali, dipinti, disegni, fotografie, testi, ecc… postati sul mio profilo. Per l’uso commerciale di quanto sopra, è necessario il mio consenso per iscritto in qualsiasi momento». Pubblicare il messaggio non serve a nulla, come abbiamo spiegato qualche tempo fa anche in questo articolo.

8- Facebook a pagamento. Altro messaggio che circola nei messaggi privati: «Informo che Facebook comunica che da domani bisognerà pagare 12 euro al mese. Questo messaggio passalo almeno a 15 dei tuoi contatti e non dovrai pagare. Se non ci credi provalo su te stesso: copia e incolla, l’informazione è arrivata da fonte sicura e attendibile». Bufala al 100%.

9- Rom rapiscono bambini. Smentita più volte, questa bufala è un tormentone che circola da quando il web non esisteva nemmeno: la notizia di rom che rapiscono bambini nei centri commerciali o in altri luoghi, con l’invito a «far girare» l’appello per impedire altri sequestri.

10- «I tuoi commenti finiranno su Google». Altro falso appello che compare spesso sulle pagine del social network più famoso del mondo è questo: «Facebook è cambiato! Tutti i commenti, “ mi piace” ecc. sono ora disponibili su Google! (cioè li leggono tutti). Per favore: muovete il mouse sopra il mio nome e deselezionate “commenti a mi piace”. Su richiesta farò lo stesso per voi!».

COME SMASCHERARE UNA BUFALA PRIMA DI CONDIVIDERLA

Per verificare la veridicità delle notizie si sono moltiplicati i «servizi antibufala». Famosissima la «Bufalopedia», catalogo di indagini compilato da Paolo Attivissimo ed Elena Albertini: basta consultarlo per smascherare gran parte dei falsi appelli in circolazione.

Utile anche il sito www.bufale.net collegato alla pagina Facebook «Bufale su FB» aggiornata costantemente con le finte notizie in circolazione: è seguita da oltre 30 mila persone e si trova la risposta a qualsiasi dubbio sulla veridicità degli appelli in circolazione. Sempre su Facebook il gruppo «Le Bufale su Facebook» è stato creato con lo stesso obiettivo, gli utenti sono oltre 14 mila.

Altro «trucco» semplicissimo per scoprire una bufala è digitare in Google il titolo della notizia che si vuole verificare, accompagnato dalla parola «bufala», troverete quasi sempre un sito con la risposta al vostro quesito.


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