Facebook, la bufala è tornata Il post per la privacy? Non serve a nulla

Facebook, la bufala è tornata
Il post per la privacy? Non serve a nulla

Migliaia utenti stanno pubblicando su Facebook (per l’ennesima volta) un messaggio che dovrebbe tutelare la loro privacy, impedendo che il social network utilizzi informazioni personali in virtù di fantomatiche leggi. Ma è una bufala e c’è chi la butta sull’ironia con un contro-messaggio.

«A causa del fatto che Facebook ha scelto di includere un software che permette il furto di informazioni personali – si legge nel messaggio – dichiaro quanto segue: oggi, in risposta alle nuove linee guida di Facebook e articoli l. 111, 112 e 113 del Codice della proprietà intellettuale, dichiaro che, i miei diritti sono associati a tutte le mie informazioni personali, dipinti, disegni, fotografie, testi, ecc… postati sul mio profilo. Per l’uso commerciale di quanto sopra, è necessario il mio consenso per iscritto in qualsiasi momento».

Ovviamente pubblicare un messaggio del genere sul proprio diario non mette al riparo da eventuali utilizzi di informazioni personali, eppure in molti nelle ultime settimane lo stanno facendo. Motivo? Facebook ha iniziato ad avvisare i suoi iscritti sull’imminente introduzione di alcune nuove regole legate alla tutela dei loro dati personali. Le novità però riguardano in questo caso una semplificazione delle norme sulla privacy, come richiesto da tempo da associazioni e iscritti. I contenuti restano di proprietà degli utenti, i quali concedono una «licenza non esclusiva, trasferibile, che può essere concessa come sottolicenza, libera da royalty e valida in tutto il mondo, per l’utilizzo di qualsiasi Contenuto IP pubblicato su Facebook o in connessione con Facebook». L’accordo finisce quando ci si cancella da Facebook: tutti i dati dovrebbero essere rimossi, anche se rimangono delle copie di backup «per un certo periodo di tempo» (Facebook non specifica quanto).

Non è il primo avviso fasullo che circola sulla privacy di Facebook e c’è chi ha deciso di buttarla sull’ironia: in questi giorni (ma il testo è vecchio di almeno due anni) si sta diffondendo un contro-messaggio che inizia così: «Do il mio permesso alla polizia, ai carabinieri, al ministro dell’Interno, alle Guardie svizzere, al priorato di Sion, a Jeeg Robot d’acciaio (seguono altri personaggi di fantasia)» nella consapevolezza che «la mia privacy è finita quando ho comprato il primo smartphone».

Il messaggio, nel ricordare «che qualsiasi dichiarazione facciate non ha alcun valore legale», si conclude con «un cordiale saluto a tutti gli agenti dei servizi segreti» e con l’invito a copiare il messaggio sul proprio diario altrimenti «l’uomo nero stanotte trasformerà la tua moto in un T-Max». Tutto rigorosamente inventato, ma almeno simpatico.


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