Furbetti del cartellino...  Pronto il decreto sui licenziamenti
Cartellino, stretta per i furbetti

Furbetti del cartellino...

Pronto il decreto sui licenziamenti

Il fronte della Pubblica amministrazione si riscalda: il decreto sui licenziamenti per i furbetti del cartellino è pronto a essere trasformato in legge, con alcuni ritocchi a garanzia del diritto alla difesa.

Intanto i sindacati si fanno sentire, lamentando ancora una volta il mancato rinnovo del contratto per gli statali. Tanto che la Uil minaccia uno sciopero generale per settembre, aprendo a un possibile contagio della protesta a tutti gli altri settori che sono nello stesso stato.

«La settimana prossima sarà legge dello Stato» il decreto sui licenziamenti per chi va in ufficio solo per timbrare. A dare l’annuncio è la stessa Marianna Madia. Ma il provvedimento sarà ritoccato rispetto alla versione uscita dal Consiglio dei ministri di fine gennaio. Sulla scorta dei pareri, sarà assicurato al dipendente sospeso, entro 48 ore dalla scoperta del fatto, un assegno alimentare, un’indennità pari a metà dello stipendio tabellare. Inoltre sarà scandito l’iter del procedimento. Dovrebbero essere riscadenzate le tappe della legge Brunetta con un dimezzamento dei tempi. Per esempio per il preavviso invece di 20 giorni se ne darebbero 10. Un’altra ipotesi, quella che assicurerebbe un iter sprint, vedrebbe partire contestualmente sospensione e addebito al dipendente, il tutto in 48 ore. Il terzo scenario, il più garantista, porterebbe invece ad un allungamento dei tempi, per cui il countdown dei 30 giorni partirebbe dalla notifica, l’atto certificato fatto pervenire al lavoratore dall’ufficio ad hoc. In questo caso la formula sarebbe «30+30». Oggi il tempo massimo è ben superiore, pari a 120 giorni. Quindi lo scarto tra il prima e il dopo sarebbe netto, non è infatti esclusa una disciplina «ponte», senza per questo aprire alla retroattività.

Ma i sindacati aspettano ancora la convocazione per iniziare a discutere di aumenti salariali. «Se non si apre un tavolo abbiamo lanciato la proposta di uno sciopero generale del pubblico impiego, da fare con Cgil e Cisl entro fine settembre» tuona il leader Uil, Carmelo Barbagallo, che non esclude una mobilitazione «estesa anche ad altre categorie», il pensiero va ai metalmeccanici, una sorta di fronte unico della contrattazione, che metta insieme i settori in stallo. La Cgil con Susanna Camusso però mette le mani avanti, chiarendo: «Abbiamo detto che a metà mese avremmo fatto il punto sul confronto con il governo e sull’andamento dei contratti. Quello sarà il momento per decidere cosa fare. Mi sembra più cortese aspettare quel momento».


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