Giovedì 19 Giugno 2014

Germania, fine dell’incubo

il ferito è fuori dalla grotta

Le operazioni di recupero dello spleologo

“Il ferito è fuori dalla cavità”. Con pochissime parole affidate ad internet il Corpo Nazionale di Soccorso Alpino e Speleologico ha confermato la fine dell’incubo: Johan Westhauser, lo speleologo di 52 anni bloccato nella grotta Riesending-Schachthöle in Baviera dallo scorso 8 giugno è tornato in superficie. In suo soccorso si era mossa una vera e propria task force internazionale, cui ha attivamente partecipato, con ben 109 uomini complessivi, il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico CNSAS, guidato da Roberto Corti. In prima linea anche gli uomini della IX Delegazione Speleologica lombarda (guidata da Andrea Gigliuto) che ha base operativa a Stezzano e comprende numerosi bergamaschi.

Mercoledì 18 giugno la barella in alluminio in cui è adagiato lo speleologo ha iniziato a percorrere il tratto conclusivo, superando innanzitutto il meandro di 250 metri a quota meno 430 metri e la cascata che ostacolava le comunicazioni, rendendo difficile la trasmissione dei parametri vitali del ferito, comunque definito in condizioni “gravi ma stabili”. Il tratto finale, per nulla agevole, prevedeva anche il passaggio attraverso il pozzo Nirvana profondo 40 metri e un ultimo tratto verticale di 180 metri.

Per comprendere quanto sia stata delicata la memorabile operazione (che farà scuola) basti pensare che oltre a Tedeschi, Svizzeri, Austriaci e Italiani, è arrivata in Baviera anche una squadra croata, pronta ad intervenire per problemi che dovessero riguardare gli stessi soccorritori.

All’esterno della grotta tutto era ovviamente predisposto: una stazione medica mobile si è presa cura immediatamente del ferito, mentre un elicottero è pronto al decollo verso l’ospedale.

In Germania l’attenzione dei media sulla vicenda è massima e si ipotizza una conferenza stampa straordinaria entro due-tre ore, cui dovrebbe partecipare anche il ministro dell’Interno bavarese Joachim Herrmann. Affiora anche qualche protesta: la grotta Riesending-Schachthöle potrebbe essere chiusa a tempo indeterminato. La facile accessibilità dell’imbocco potrebbe infatti incoraggiare nuove spedizioni e creare ulteriori situazioni di pericolo per altri speleologi. Con i suoi 1148 metri di profondità e quasi venti chilometri di gallerie, è la Riesending è la grotta più profonda di tutta la Germania. L’infortunato (apparso in foto di repertorio su alcuni siti con la sua folta barba) è stato fra i primi esploratori della cavità.

Le operazioni si sono concluse dopo oltre 11 giorni, pari a 275 ore. Alle operazioni hanno partecipato, per il team italiano, 109 tecnici del CNSAS organizzati su più turni di lavoro. Dividendosi in più squadre, non hanno esitato ad accorrere sulle montagne bavaresi per portare soccorso allo speleologo tedesco

I tecnici italiani hanno lavorato ciascuno per diverse decine di ore senza interruzione e senza risparmiare le proprie energie movimentando la speciale barella col ferito in tutti i tratti profondi e pericolosi della grotta. Un contributo determinante alla sopravvivenza del ferito è stato dato da tutti i tecnici coinvolti nell’accudire l’infortunato e dai 5 medici e 3 paramedici del CNSAS - tutti esperti in soccorso medicalizzato in ambiente ostile. I membri dell’equipe della Commissione Medica del CNSAS sono stati i primi a raggiungere ed a medicalizzare il ferito ed a seguirlo per tutto il percorso di evacuazione fino a pochi metri dall’uscita.

Lo speleologo infortunato è finalmente in salvo, ma l’intervento e la mobilitazione del CNSAS e del team internazionale di soccorso continua senza interruzione finché l’ultimo tecnico non sarà uscito dalla grotta Riesending-Schachthöhle ed elitrasportato al campo base.

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