Gli italiani sono i più a dieta d’Europa Il 25% una volta a ristorante alla settimana

Gli italiani sono i più a dieta d’Europa
Il 25% una volta a ristorante alla settimana

Ritorno alle origini e alla semplicità: è la tendenza del rapporto degli italiani con il cibo. Sono i più a dieta d’Europa ma anche quelli che vanno di più al ristorante e a sorpresa non sono tra coloro che amano di più la cucina ’«di casa».

Oltre 2 italiani su 3 (67%) si dichiarano preoccupati degli ingredienti artificiali contenuti nei cibi. In Spagna sono il 60%, nel Regno Unito il 55%, in Germania il 53%. E 1 su 5 (21%), rispetto al 15% della media europea, vorrebbe sugli scaffali dei supermercati più alimenti composti da proteine di origine vegetale.

Per il 66% dei consumatori italiani il cibo fatto in casa è considerato più sano e per il 62% più sicuro (in Europa il posizionamento è più alto, rispettivamente pari a 78% e 75%), ma 1 italiano su 4 (25%) sceglie di andare al ristorante almeno una volta la settimana o più spesso. I dati emergono dalle Survey di Nielsen «Global Health and Ingredient-Sentiment» e «Global Out-of-Home Dining» condotte su un campione di oltre 30 mila individui in 61 Paesi tra l’agosto 2015 e marzo 2016.

Quasi 2 italiani su 5 (il 38% del campione, vs 44% media UE) è a dieta: il 18% evita i grassi e l’11% i carboidrati. In Italia, d’altra parte, si riscontra una minore propensione a non consumare gli zuccheri: il dato nazionale riferito a quanti evitano i dolci è pari al 9%, in Europa al 22%. Tra le allergie e intolleranze più comuni si riscontrano quelle al lattosio e derivati (8%) e al glutine (5%).

Parallelamente, lo studio di Nielsen mette in luce che il 23% degli italiani dichiara di essere affetto da allergia o che ne soffre un membro della propria famiglia. Oltre la metà degli italiani a dieta restrittiva per scelta o intolleranza (53%) dichiara un grado di soddisfazione adeguato all’offerta corrente nei supermercati, contro una media europea pari al 49%. I cittadini dell’Europa occidentale risultano mediamente più soddisfatti rispetto a quelli dei Paesi dell’Est (57% vs 45%).

Dalla ricerca risalta un filone di pensiero che può essere sintetizzato dall’espressione «back to basics», cioè il ritorno agli elementi base dell’alimentazione. Tale modo di concepire il cibo si declina nei seguenti dati: il 66% dichiara di non assumere prodotti animali contenenti antibiotici e ormoni, il 65% evita coloranti artificiali, il 62% i conservanti, il 60% gli Ogm, il 59% gli aromi ottenuti con additivi estranei ai prodotti stessi. All’interno dello scenario fin qui delineato si riscontra che il 55% del campione richiede più prodotti naturali al cento per cento, il 49% senza coloranti artificiali, il 43% senza aromi aggiuntivi, il 41% senza Ogm e il 36% alimenti biologici.

Contemporaneamente ai prodotti «back to basics» si sono venuti a configurare i cosiddetti «less is more», vale a dire quegli alimenti che risultino dalla composizione del minor numero possibile di ingredienti. Tenendo conto di questo criterio, il 42% (vs media UE pari al 34%) degli italiani richiede maggiore assortimento di prodotti a basso contenuto di grassi o addirittura senza grassi, il 31% di prodotti senza zucchero, il 25% senza sale, il 21% ipocalorici, il 13% senza lattosio, il 6% senza glutine. Il 23% si esprime a favore di confezioni alimentari che offrano la disponibilità di porzioni «controllate» del prodotto acquistato.

«Si presenta l’opportunità - spiega Giovanni Fantasia, ad di Nielsen Italia - di rispondere a una nuova serie di bisogni dei consumatori. Infatti meno della metà (45%) su scala globale crede che i propri bisogni vengano pienamente soddisfatti dall’offerta corrente. Le aziende produttrici dovrebbero quindi porsi come partner del consumatore che vuole adottare una determinata dieta, così come i distributori, chiamati a mettere sugli scaffali un sempre maggiore assortimento di cibi dietetici».


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