Guerriglia, scrive la Curva Nord La replica: l’imbarazzo è della città

Guerriglia, scrive la Curva Nord
La replica: l’imbarazzo è della città

In merito all’editoriale pubblicato martedì da L’Eco di Bergamo dal titolo «Ora linea dura. La città va liberata» scritto da Roberto Belingheri dopo la guerriglia ultrà di sabato sera per Atalanta-Roma, è arrivata la risposta della Curva Nord Bergamo, alla quale il caposervizio della redazione sportiva ha replicato.

La lettera degli ultrà

Siamo rimasti senza parole dopo aver letto la predica di Roberto Belingheri su L’Eco di Bergamo di lunedì scorso. È davvero imbarazzante leggere come questo tuttologo possa scrivere delle falsità di questo tipo senza conoscere ed informarsi. Oltre a paragonare la Curva Nord alla «criminalità di certe regioni» i tre punti proposti sono veramente al limite del ridicolo.

1- Si chiede di rivoltare come un calzino il Covo, cercando all’interno di esso ogni tipo di materiale pericoloso. Il giornalista in questione forse non sa, o molto probabilmente finge di non ricordarsi che nel 2010 ci fu una perquisizione a sorpresa con esito nullo; le uniche armi sequestrate dalla questura furono un rotolo di stoffa bianco e delle bombolette nere e blu. Chissà a cosa servivano?! Per dovere di cronaca il Covo ha un regolare contratto d’affitto e ad ogni riunione partecipano centinaia di Ultras, tifosi e semplici appassionati e mai si è parlato di scontri o altro, ma solo dell’organizzazione del tifo per la nostra Atalanta.

Viste le sue ottime fonti con la questura, Roberto Belingheri dovrebbe sapere che il famoso magazzino sotto la Nord è saldato e sigillato dalla metà degli anni ’90!!!

2- Nel secondo punto viene chiesto di toccare gli ultras nel portafoglio. Il giornalista dimentica ancora che la Festa della Dea e l’associazione che organizza questo evento, Atalanta Supporters, sono stati oggetto di verifica dell’attività fiscale negli anni 2009-2010 e che la Guardia di Finanza dopo mesi di lavoro non trovò nulla fuori posto. La Festa della Dea, caro Belingheri, non viene trattata come le altre feste, ma peggio e con controlli maggiori, controlli ampiamente superati e certificati. E come tutti sanno, i proventi della Festa della Dea vengono reinvestiti durante le serate per aiuti economici a situazioni che ne necessitano e per gli spettacoli per l’entrata degli ospiti. Sulla questione manifesti si dimostra davvero una persona ottusa in quanto i manifesti vengono affissi come per tutte le altre feste e le multe ci arrivano e le paghiamo di tasca nostra, a differenza delle feste di partito che le multe le pagano con i soldi di tutti!! Ciò che avanza dalla Festa viene speso per coreografie, striscioni e tutto il materiale per il tifo alla nostra Atalanta.

3- Ci rammarica molto che la società venga ricattata da questo giornalista per quanto riguarda la situazione stadio. Una domanda ci viene spontanea: ma cosa c’entra la società con l’ordine pubblico? L’Atalanta è responsabile all’interno e ormai sono anni che dentro non accade nulla. All’esterno è, per legge, compito delle forze dell’ordine.

Un ultimo pensiero lo rivolgiamo ai ragazzi in carcere. Sì perché questi ragazzi sono innocenti e tutti devono saperlo! Il nostro dispiacere è aver perso di mano la situazione fuori nel piazzale, una zona dove nel bene o nel male si è sempre fatto un lavoro di prevenzione per non mettere a repentaglio la sicurezza di chi è al bar a bere, con cariche inutili che da anni non si vedevano. Ed anche al nostro interno faremo delle riflessioni.

Proprio questo caos ha creato queste cariche dove purtroppo a pagare non è chi provoca ma chi non riesce a trovare riparo. Sicuri che la verità uscirà e che tutti i ragazzi dimostreranno la loro innocenza.

Curva Nord Bergamo

La risposta di Roberto Belingheri

Gentile Curva Nord Bergamo,

se voi siete imbarazzati nel leggere un editoriale, immaginate l’imbarazzo di una città che ha vissuto l’ennesimo episodio di guerra di strada. L’imbarazzo è dei poliziotti feriti, è dei residenti assediati. È dei tifosi per bene. Il parallelo con i fenomeni criminali di certe regioni è dettato da un dato di fatto: gli incidenti causati dagli ultrà sono per Bergamo un problema endemico. Lo testimoniano le cronache e un processo in corso.

1. Il covo è stato inutilmente perquisito nel 2010? Dopo quasi cinque anni, e di fronte a fatti del genere, una nuova perquisizione sarebbe sacrosanta. Il magazzino è chiuso? Meglio. Ma resta immutata la necessità di controllare quel che accade sotto la Nord prima delle partite. A nostro avviso è lecito, visti i fatti, che le autorità diano un’occhiata a un bene di proprietà pubblica che non può essere esclusiva di qualcuno.

2. Tutto regolare alla Festa della Dea? Sicuri? Anche i manifesti sulle piante di via delle Valli? Anche i gadget col logo modificato dell’Atalanta che si vendono ai banchetti improvvisati? Si emette ricevuta all’offerta libera del giornaletto della curva? Sarà tutto regolare, ma segnaliamo che ogni anno alla fine della festa i referenti della curva rifiutano di fornire qualsiasi dato, numero o curiosità che permetta di raccontarne il successo in cifre.

3. La storia parla per questo giornale, da sempre senza tentennamenti al fianco dei colori nerazzurri. Qui si vuole il bene dell’Atalanta, che con la città è la prima vittima di queste violenze, e basta. Non ci sono altri scopi. Ed è doveroso che questo giornale stimoli la città in ogni sua componente a scegliere da che parte stare.

Quanto ai ricatti, non siamo noi, poche stagioni fa, ad aver smesso di tifare in attesa dei biglietti di curva nord che non si trovavano, per il rifiuto della tessera del tifoso. Carta canta, e sappiamo com’è andata a finire.

Nessuno addossa all’Atalanta responsabilità sui fatti di sabato. All’esterno dello stadio ci sono tifosi e polizia. Se i tifosi stanno buoni, la polizia non muove un dito. Di chi è compito, dunque, di non scatenare incidenti? Della curva o della polizia? Fate voi.

Infine, permettete. Derubricare bombe carta con chiodi e bulloni ad aver «perso di mano la situazione» è un’ammissione di colpa un tantino debole.

Utilizzare strumenti che possono uccidere non è perdere di mano la situazione, è mettere a rischio delle vite. Su questo, dovreste riflettere: è accettabile, qualsiasi sia la ragione che vi spinge a farlo?

Roberto Belingheri

(qui si mette nome e cognome, come sempre)


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