I trevigliesi? «Lavoratori senza  cultura» Idiozie in un libro per la prima media

I trevigliesi? «Lavoratori senza cultura»
Idiozie in un libro per la prima media

«I sorrentini? Allegri, chiacchieroni, ma incapaci, fanno gli statali. I trevigliesi? Hanno senso del lavoro, ma non hanno la cultura dei milanesi». Ci risiamo con il match «terroni vs polentoni».

Stavolta non sono battute da osteria, bensì lezioncine dal dottissimo eloquio di un gruppo di prof stampate nero su bianco su un libro di testo destinato agli studenti undicenni di prima media. Un tomo formativo, un volume per le scuole uscito da una casa editrice che si chiama «La Scuola». Come dire l’educazione delle giovani generazioni nella mission, nel Dna dell’editore.

Siamo tornati all’accozzaglia dei luoghi comuni, agli stereotipi, al pregiudizio in corpo 12, diciamola tutta a righe neanche tanto velate di razzismo. La levata di scudi non si è fatta attendere: proteste, denunce, indignazioni e richieste al ministero della Pubblica istruzione di censurare o ritirare il libro.

Il testo s’intitola «Terra dei popoli» e si presenta sul sito internet de «La Scuola» con «una forte connotazione umanistica». Ma vediamo nel dettaglio le perle di saggezza elargite dal team di docenti. «I sorrentini - scrivono - come tutti i popoli meridionali sono simpatici, chiacchieroni, amanti della vita e in particolare della vita all’aperto». Ma ora viene il bello: «Non è vero che rifuggono dal lavoro: piuttosto non sono in possesso di una mentalità che sa quando e come rischiare, così che le aziende private sono poche e prevalgono lavori di tipo statale».

Ai trevigliesi è andata un po’ meglio, nonostante qualche calcio negli stinchi. Ecco cosa scrivono i prof: «Il trevigliese che abita a metà strada fra Bergamo e Milano, del bergamasco possiede certamente il senso del lavoro, un lavoro molto intenso, svolto con semplicità e orgoglio, senza minimamente lamentare fatica; parsimonioso, ma non tirchio, risparmia ma sa rischiare; del milanese manifesta una certa ambizione senza però possederne la cultura e l’apertura». Poi una bella lisciata: «Di suo il trevigliese possiede una popolare ingegnosità: acuto nello sguardo, accorto negli affari», ma arriva lo schiaffo: «Non molto sensibile ai grandi ideali».


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