Il Bocia, il processo agli ultras e le minacce al cronista de L’Eco

Il Bocia, il processo agli ultras
e le minacce al cronista de L’Eco

Continua il processo a carico degli ultras (147 in tutto tra atalantini e catanesi) accusati di vari episodi di violenza dal settembre 2009 a maggio 2012. Giovedì mattina in Tribunale è stata ricostruita l’aggressione al cronista di giudiziaria de L’Eco di Bergamo, Stefano Serpellini, da parte del «Bocia», al secolo Claudio Galimberti, storico leader della Curva Nord.

L’episodio si era verificato il 9 dicembre del 2011, ed è stato ricostruito dallo stesso Serpellini: «Mi sono affacciato in un’aula del Tribunale e ho visto facce conosciute, gente da stadio: ho capito che c’era in corso una direttissima per detenzione di cocaina che non avrei comunque seguito, e mi sono allontanato». Processo che riguardava un esponente della Nord.

Uscendo, l’incontro con il collega de «Il Giorno», Michele Andreucci: «L’ho invitato a bere un caffè e ci siamo diretti da via Borfuro verso il centro. Lui camminava davanti a me, e mi sono sentito afferrare da dietro le spalle e spingere contro una vetrina per il bavero. Era Galimberti, visibilmente alterato, che mi voleva imporre di non pubblicare alcun articolo che avrebbe messo in relazione la cocaina con la Nord», ha proseguito Serpellini. «Ho cercato inutilmente di farlo ragionare, di calmarlo, ma lui continuava ad inveire. Ad un certo punto, con l’intento di chiudere il discorso gli ho chiesto cosa c’entrasse lui con la coca, e per tutta risposta sono stato colpito con una testata al naso». Oltre alle minacce verbali ricevute «di spaccarmi le gambe e di venire a bruciare la sede de L’Eco di Bergamo se avessi scritto qualcosa».

Il Tribunale di via Borfuro

Il Tribunale di via Borfuro

Anche Andreucci ha confermato la ricostruzione dei fatti: «Mi sono incamminato con Serpellini verso via Borfuro: ad un certo punto l’ho visto sotto il portico con una persona che non ho riconosciuto». Quasi contemporaneamente il cronista del Giorno si è sentito apostrofare «da uno con la faccia da matto» che dopo averlo afferrato per il bavero gli ha intimato di «non muovermi da lì e di non telefonare. A quel punto mi sono allontanato e preparato a prenderle, ma quello ha cominciato a gridare “la volante, la volante” e sono scappati tutti». Nuova udienza del processo giovedì 11 dicembre


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