Giovedì 21 Agosto 2014

Il commento: i conti sbagliati

messi in tasca ai profughi

Immigrati e profughi nei giorni in cui erano ospitati alla Ca’ Matta di Ponteranica
(Foto by Beppe Bedolis)

Per ogni straniero ospite, 35 euro al giorno. Questa la cifra che lo Stato versa a chi si occupa dell’accoglienza dei profughi. Non è un mistero. Sul sito della prefettura e anche sui giornali locali il bando del ministero dell’Interno è stato pubblicato.

In estrema sintesi, diceva così.

Per 35 euro al giorno pro-capite, la prefettura era alla ricerca di qualcuno che fosse pronto ad accogliere, oltre a quelli già ospitati nella Bergamasca (che erano già 128) un imprecisato numero di profughi provenienti da un imprecisato numero di Paesi africani e asiatici, per un periodo di tempo imprecisato, o meglio, senz’altro fino a fine dicembre, ma con tutta probabilità per tutto il 2015.

Per ciascun profugo occorreva trovare un posto adeguato per l’ospitalità, regolarmente pulito, disinfestato, derattizzato; erogare pasti regolari e conformati alle abitudini alimentari e religiose degli ospitati, con l’utilizzo di generi alimentari di «prima qualità»;fornire a ciascuno letto, materasso, lenzuolo, federa. vestiti puliti, prodotti per l’igiene personale; garantire una diaria di 2,5 euro a testa e una tessera telefonica di 15 euro all’ingresso; e poi naturalmente tutti i servizi volti all’integrazione: corsi di italiano, mediazione culturale, assistenza sociopsicologica, assistenza sanitaria, orientamento; inviare alla prefettura un report giornaliero e una relazione riepilogativa mensile sulla situazione. Tutto questo per 35 euro pro-capite al giorno. Per l’emergenza Libia, quando all’Interno c’era Maroni, c’erano a disposizione dieci euro in più. Per la cronaca, attualmente il costo pro-capite per comunità di minori o donne in difficoltà è di quasi il triplo.

Ora, in questi giorni offuscati dalla pioggia e dalle contese ideologiche che hanno trasformato un tranquillo e semisconosciuto centro ambientale, la Cà Matta, in un fortino assediato dagli Apache, sono circolati in rete, sui volantini, nei bar, vari «conti della serva» (con tutto il rispetto per le serve) che insinuano chissà quali affari per i gestori dell’accoglienza. Senza entrare nel merito dei numeri, è appena il caso di citare il caso di un volantino leghista circolato a Sedrina, in cui il costo degli operatori, 3.000 euro lordi mensili, è equiparato a un turno unico di 24 ore su 24 sette giorni su sette (gli operatori ringraziano...).

Ma forse un dato vale più di mille parole e mille conti, giusti o sbagliati che siano: se davvero il bando era così allettante, come mai alla fine hanno partecipato solo due gestori (Caritas-Ruah e Rinnovamento dello Spirito)?

Paolo Doni

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