Il primo anno di Gori a Palafrizzoni «Ora si respira un’aria positiva»

Il primo anno di Gori a Palafrizzoni
«Ora si respira un’aria positiva»

Il sindaco traccia un bilancio del suo primo anno di mandato in un’intervista a L’Eco di Bergamo.

Il primo anno di Giorgio Gori da sindaco di Bergamo. Un anno a Palazzo Frizzoni, vissuto molto intensamente , «testa bassa e pedalare» come twittava poco tempo fa. Ora è tempo di bilanci. Inutile chiedergli di darsi un voto. «Non me lo devo dare io, e nel caso sarebbe quello del primo quadrimestre. Non ho fatto fare sondaggi, ma mi pare che in generale ci sia un clima positivo. Hanno inciso alcuni fatti di cui non possiamo prenderci i meriti esclusivi perché il cantiere dell’Accademia Carrara è andato avanti otto anni e se Astino ha riaperto è perché è stata brava la Mia, che si è messa la mano sul cuore e ha finanziato i lavori per i suoi 750 anni e l’Expo. Il mio ruolo è stato di sollecitatore. Ho cercato di stringere i tempi sulla pinacoteca e incoraggiato il Cda della Misericordia Maggiore a fare quest’ulteriore passo per l’ex monastero» spiega.

Giorgio Gori

Giorgio Gori
(Foto by Beppe Bedolis)

Ma non mancano le preoccupazioni: «Abbiamo fatto veramente fatica a stendere il bilancio, riuscendo a non aumentare le tasse e a risparmiare ancora 1,2 milioni di spending review. Se l’anno prossimo dovessero dirci “altri 3 milioni in meno”, dovremmo toccare le imposte. Non vedo alternativa. Spero che non sia così». Così come le sfide, come il recupero del Teatro Donizetti: «Dobbiamo arrivare alla soglia di almeno 10 milioni raccolti o promessi con certezza. La Fondazione Cariplo ne ha promessi 3,5. Se arriviamo all’obiettivo possiamo lanciare un’operazione popolare. Mi piacerebbe che il Donizetti fosse adottato dai bergamaschi che potrebbero contribuire con piccole cifre. Per il resto si ricorrerà a un mutuo». E ancora, il rapporto con le banche. Orio al Serio, Renzi, la politica e l’opposizione: tutto nelle 2 pagine di intervista su L’Eco di Bergamo.


Leggi le due pagine su L’Eco di Bergamo del 29 maggio

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