In Cattolica per la «cartelletta» di Pezzoni Mancano anche quattro esami finali

In Cattolica per la «cartelletta» di Pezzoni
Mancano anche quattro esami finali

Dopo il sequestro, mercoledì pomeriggio, della documentazione relativa all’ormai ex prof e preside Giuseppe Pezzoni alla segreteria dei Salesiani di Treviglio, venerdì mattina i carabinieri di Treviglio si sono recati all’Università Cattolica di Milano e, su incarico del pm titolare del caso, Giancarlo Mancusi, hanno acquisito e sequestrato la «cartelletta» relativa allo studente Pezzoni, per ricostruire la sua carriera accademica.

Ottenendo nient’altro che un’ulteriore conferma di quanto già emerso dalla «confessione», con tanto di scuse, dello stesso sindaco di Treviglio, martedì su Facebook: ovvero che Pezzoni non si è mai laureato in Lettere classiche, benché i Salesiani fossero in possesso di documenti (quelli sequestrati mercoledì) che attestano il contrario. Tra questi c’è una copia «conforme all’originale» della fantomatica laurea, conseguita nel 2001 con voto di 110 e lode, con tanto di timbro del Comune di Pagazzano: nulla di strano nel timbro in sé, visto che, per la conformità, è necessario proprio il timbro del paese di residenza dell’interessato (e nel 2001 di Pagazzano Pezzoni era anche sindaco).

Il problema - e il relativo reato per il quale il sindaco di Treviglio è indagato - sta nel fatto che questo documento sarebbe completamente falso, appunto perché Pezzoni non si è - come da sua stessa ammissione - in realtà mai laureato. E non mancherebbe soltanto la discussione della tesi, ma anche quattro esami finali. Risulta invece regolare l’abilitazione all’insegnamento, per ottenere la quale è necessario presentare un’autocertificazione della laurea (sta poi alla pubblica amministrazione effettuare il controllo incrociato: controllo che, evidentemente, non c’è mai stato).

Ora la procura e i carabinieri intendono capire chi e in quali circostanze abbia prodotto il documento palesemente falso. Intanto Pezzoni risulta indagato a piede libero per sei capi d’accusa: la truffa, il falso e il falso per induzione (questi ultimi due reati ipotizzati riguardano ciascuno due distinti documenti, per un totale, dunque, di sei capi).


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