Venerdì 19 Settembre 2014

Inchiesta carabinieri a Zogno

Un’interpretazione «salva» il processo

Tribunale di Bergamo in via Borfuro

Una interpretazione giuridica ha evitato la paralisi al processo nell’inchiesta sui carabinieri che contava la bellezza di 1.500 «parti offese». Il che avrebbe comportato l’invio di una enorme mole di convocazioni, una trafila infinita col rischio della prescrizione.

Si tratta nella maggior parte dei casi di feriti in incidenti stradali le cui generalità erano state rivelate da infermieri «talpa» negli ospedali e poi furtivamente passate, dietro compenso, a una società specializzata nel recupero di indennizzi.

Il pubblico ministero Franco Bettini, nel corso dell’udienza preliminare di venerdì mattina, aveva proposto che la notifica ai 1.500 coinvolti fosse fatta attraverso un «proclama pubblico» sui giornali.

Ha chiuso invece il cerchio il giudice dell’udienza preliminare, Giovanni Petillo: non si tratta - ha sostenuto il magistrato - di parti offese, ma solo di parti danneggiate. Quindi la convocazione per loro non è necessaria. Secondo il gup le vere parti offese, per il reato di rivelazione di segreto d’ufficio, sono solo gli ospedali nei quali gli infermieri lavoravano.

Nel corso dell’udienza preliminare intanto sette carabinieri, tra i 20 rinviati a giudizio, hanno chiesto di essere processati col il rito abbreviato, mentre altri 4 hanno chiesto il patteggiamento.

Per i carabinieri, a vario titolo, erano emerse nel corso delle indagini varie accuse: sparizione di soldi durante i sequestri, false annotazioni di servizio con straordinari e indennità non dovuti, patenti di guida risparmiate, omesse denunce, investigazioni private per conto di amici, uso di auto di servizio per scopi personali. Alla fine, dopo anni di indagini, il pm Bettini ha chiesto il rinvio a giudizio per 43 persone in totale.

Il processo è stato aggiornato al 31 ottobre.

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