«Io, insultato da quel viaggiatore in treno con i piedi sui sedili»

«Io, insultato da quel viaggiatore
in treno con i piedi sui sedili»

La protesta di un pendolare: «Sono intervenuto tre volte per farglieli togliere, ma mi ha mandato a quel paese. Il controllore? È passato su un altro treno, pieno di lavoratori e studenti».

«Sabato 8 febbraio – scrive Francesco Guerini –, sul treno 2608 delle 8.02 da Bergamo per Milano, sono intervenuto 3 volte nei confronti di un viaggiatore – italiano o non italiano è irrilevante – munito anche di bicicletta, facendogli notare che i piedi, con le scarpe, sui sedili non si mettono perché non è bene; perché rimane il sudiciume e chi si siede si sporca e perché un bene comune deve essere conservato a beneficio di tutti, perché tutti lo pagano. Lui compreso».

«Dopo essere stato mandato a quel paese con epiteti non divulgabili – prosegue – nel pieno silenzio e assenso di altri viaggiatori, riflettevo sul fatto che i controlli ed i controllori non ci sono. E come un povero disgraziato mi sono sentito preso per i fondelli per dover pagare l’abbonamento trimestrale, e anticipato, mentre il suddetto viaggiatore non possedeva il biglietto (gliel’ho chiesto espressamente e altrettanto espressamente mi ha risposto che “lui non pagava lo schifo di viaggio che doveva fare per andare a Milano dagli amici” )».

«Mi sono sentito ancor più disgraziato pensando all’Italia che ha fatto di tutto per ospitare Expo… in queste condizioni! E martedì 10 febbraio il controllore è passato. Ha controllato i biglietti, accompagnato da due robuste figure della sicurezza…ma ero sul treno delle 7.02 (il 2604) quello per Milano, pieno, strapieno di lavoratori e studenti se non addormentati, silenziosi e molto quieti. Da qui posso capire che la forza batte sempre dove non occorre!».


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