«La Brebemi non ci paga» A rischio cento lavoratori

«La Brebemi non ci paga»
A rischio cento lavoratori

«La società che rappresento oggi è in serie difficoltà e purtroppo, a malincuore, è costretta a mandare a casa degli onesti lavoratori e padri di famiglia. Ho cercato in tutti i modi di raggiungere un accordo bonario, senza però mai esito positivo».

Queste le parole di Michele Gengari, responsabile commerciale della Ediltur srl di Foggia, una delle aziende edili che hanno partecipato alla costruzione dell’autostrada Brebemi-A35. Opera finita ma, a quanto pare, con fatture ancora da pagare. La Ediltur, impegnata nei cantieri nella zona di Treviglio, Caravaggio e Fara Olivana, dichiara di aspettare ancora il pagamento 400 mila euro.

«Una da 77 mila euro - afferma ancora Gengari - è scaduta addirittura il 7 ottobre 2014, quindi un anno fa». La cifra di 400 mila euro non è sicuramente ingente se paragonata al costo dell’intera autostrada pari a 1,6 miliardi di euro (esclusi gli oneri finanziari). Ma per la Ediltur srl questi soldi sono fondamentali per la propria sopravvivenza. E per evitare di ricorrere a tagli del proprio personale che conta circa 100 dipendenti. Da qui la decisione del responsabile commerciale di rendere noto il problema. Una pubblicità non certo positiva per Brebemi, non mancherà di far discutere. A questa azienda di Foggia i lavori sono stati subappaltati da Bbm, il «general contractor» della società di progetto Brebemi spa ossia il consorzio a cui è stata affidata la costruzione della A35.

Da Bbm viene espressa un po’ di sorpresa, mista anche a seccatura, per l’uscita pubblica della Ediltur. Soprattutto perché sono in corso delle trattative che «confidiamo arriveranno a buon fine». Trattative che «però dovranno - affermano ancora dal consorzio - tenere conto delle reciproche posizioni» come a dire che la verità sta nel mezzo e la ragione non è tutta della Ediltur. A quanto pare però, secondo l’azienda edile di Foggia, queste trattative sono andate un po’ per le lunghe, tanto che ha deciso di procedere per vie legali, chiedendo al tribunale l’emissione dei decreti ingiuntivi necessari per il recupero delle somme conteggiate nelle fatture non pagate. La strada del decreto ingiuntivo è però solitamente piuttosto lungo.


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