La città più cara al mondo? Singapore Ma s’avvicinano anche Zurigo e Ginevra

La città più cara al mondo? Singapore
Ma s’avvicinano anche Zurigo e Ginevra

Zurigo e Ginevra insieme a Singapore sono diventate le città più care al mondo dopo il recente abbandono della soglia minima di cambio franco-euro deciso dalla Banca nazionale svizzera.

Singapore per il momento continua a rimanere la città più cara nella classifica stilata dal settimanale britannico «The Economist» , secondo il rapporto “«Costo della vita mondiale 2015», pubblicato dall’Istituto Economist Intelligence Unit (Eiu). Ma anche le città svizzere, Zurigo e Ginevra, con il franco forte si stanno però avvicinando al top.

Nella ricerca pubblicata martedì (qui vetta e fondo della classifica), la città asiatica è in testa ma, fanno notare gli analisti dell’Eiu, «i dati sono fuorvianti», poiché risalgono al 2014.

Il valore di riferimento dello studio è il costo della vita a New York. Se la metropoli statunitense ha un punteggio di 100, Zurigo - città sul fiume Limmat - ne totalizzerebbe 136, mentre Ginevra - sulle sponde del lago Lemano - 130.

Ginevra. Nella foto d’apertura Zurigo

Ginevra. Nella foto d’apertura Zurigo

Singapore ne ha 129. Seguono Oslo e Parigi. Prima del 15 gennaio e l’apprezzamento della valuta elvetica, Zurigo occupava la quarta posizione, Ginevra la settima. In questo rapporto, il costo della vita nelle grandi città è stata paragonata a quella di New York City.

Singapore

Singapore

Invece le città meno costose sono Karachi, Caracas, Mumbai, Bangalore e Madras.L’immagine di un mondo quella della classifica stilata dal settimanale britannico «The Economist» che viaggia a due velocità, con un divario che cresce sempre di più tra le città «ricche» e quelle «depresse».

Caracas

Caracas

Nessuna città italiana compare in vetta e, per fortuna, neppure in coda alla classifica. Consoliamoci pensando a quello che dicevano gli antichi romani: «In medio stat virtus», cioè «La virtù sta nel mezzo»

Il Forum economico mondiale ha identificato le crescenti disparità di reddito come un rischio importante per il progresso umano e quindi, per Giovanni D’Agata, presidente dello «Sportello dei Diritti», tocca ai governi adottare misure perequative urgenti per una più corretta redistribuzione della ricchezza. «Ci auguriamo - scrive - che l’Italia possa essere di buon esempio attraverso un rilancio di politiche in tal senso che sono senz’altro utili a rilanciare un’economia tra le più in crisi tra i paesi cosiddetti “sviluppati”».


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