La corsa a Brescia con due angeli custodi «Marlene, che notte. E che grande gioia»
Silvia Bellini e Giancarlo Rota, i due neo genitori

La corsa a Brescia con due angeli custodi
«Marlene, che notte. E che grande gioia»

Fiocco rosa a Entratico per la vice sindaco e il marito. La piccola nata in auto: la corsa in ospedale «come alla camminata di Moio de’ Calvi».

Era l’alba, quando al pronto soccorso dell’ospedale Sant’Anna di Brescia, da una Kia nera proveniente da Casazza, è sceso un uomo, chiamando, con insolita calma, i sanitari: «La mia compagna sta partorendo in macchina». Subito il personale si è precipitato e, giusto il tempo di adagiare la donna sul lettino per portarla in sala parto, ecco che rapidissima Marlene, in modo pressoché istantaneo, è venuta al mondo. Il nome, scelto con un anticipo «profetico» dai genitori, è la versione aramaica di Maria Maddalena e significa letteralmente «portatrice di luce»: niente di più adatto per chi il primo sguardo sulle cose l’ha dato alle luci del giorno nascente.

La bambina, nonostante la nottata movimentata, sta benissimo. Pesa 2,5 chili ed è un po’ piccolina, perché è arrivata in anticipo di circa due settimane. Ma lo sguardo è vispo e curioso. Anche la mamma sta bene. Silvia Bellini, 33enne psicoterapeuta di Val Cavallina e vicesindaco di Entratico, ha una voce squillante e della mattina di venerdì 22 novembre dice: «Tutto è successo rapidamente, ho partorito quasi senza rendermene conto. I medici erano sbalorditi. L’ostetrica mi ha detto che se tutti i parti fossero come i miei non avrebbe più nulla da fare. In ospedale ci hanno dato addirittura due soprannomi: io sono la mamma-flash e Marlene è la bimba siluro». Lunedì 25 novembre entrambe potranno tornare a Casazza, dove la coppia Bellini-Rota vive da circa un anno e mezzo.

La piccola Marlene

La piccola Marlene

Il viaggio si prevede decisamente più tranquillo di quanto non sia stato all’andata. «Ho svegliato il mio compagno alle 4 del mattino – racconta la neomadre –, perché mi si erano rotte le acque. L’ho rassicurato: di solito al primo figlio il travaglio dura molto tempo. Un’oretta dopo però ho iniziato a sentire forti dolori. Sono tornata da Giancarlo e gli ho detto: “Mi sa che è il caso di preparare le borse”, e poi siamo partiti in fretta verso l’ospedale, quello di Brescia, perché in gravidanza ero stata seguita là». L’orario ha aiutato: per strada (e poi l’autostrada) c’erano ancora pochissime persone. «Mi sono seduta nei sedili posteriori, mentre il mio compagno guidava e mi rassicurava.

Io intanto dicevo alla bimba: “Dai, forza, collaboriamo, facciamo come alla Bergamo-Moio de’ Calvi”», ricostruisce Silvia, che in quei frangenti indossava la maglia del gruppo della famosa camminata in Val Brembana, a cui è legatissima. «Una cosa a cui ho pensato durante il tragitto in macchina – continua Giancarlo – è che con noi avevamo due angeli custodi: uno, Ronnie Colombani, un mio caro amico venuto a mancare il mese scorso, l’altro Roberto, il fratello di Silvia, scomparso 20 anni fa». Intorno alle 6, finalmente, la corsa ha raggiunto la propria destinazione. «Silvia non voleva scendere, soffriva – ricorda Giancarlo –. La bambina stava nascendo, ma non era ancora chiaro che sarebbe successo immediatamente. Sono rientrato in ospedale dopo aver spostato la macchina ed ecco che un’infermiera mi ha detto: ’”Avanti papà, che la bambina è nata”. Per un soffio la piccola non ha salutato l’esistenza all’interno della macchina. Ora però, dopo tanta apprensione la famiglia, è attesa da qualche giorno di pace».


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