Mercoledì 17 Settembre 2014

La croce di Cevo che uccise Marco
Chiesto il dissequestro dell’area

I periti e tecnici durante un sopralluogo, a Cevo, sulla croce che cadendo, ha ucciso Marco Gusmini di Lovere

Impossibile dimenticare la tragedia dello scorso 24 aprile, quando il giovane bergamasco Marco Gusmini, di Lovere, morì sotto la croce crollata a Cevo. Ora il sindaco Silvio Citroni ha preso carta e penna e ha scritto alla Procura per chiedere il dissequestro dell’area, dato che i periti avrebbero terminato tutte le verifiche del caso.

L’incidente mortale risale a 5 mesi fa, quando il ventenne di Lovere - che era in gita con l’oratorio impegnato come animatore insieme ad alcuni coetanei e a un gruppo di genitori per aiutare il curato don Claudio Laffranchini nella gestione di una trentina di bambini e ragazzi - è rimasto schiacciato dall’alta croce installata sul dosso dell’Androla.

Subito sono scattate le indagini e i periti hanno lavorato a pieno ritmo. Dopo Ferragosto, chiuse le verifiche, il sindaco ha però deciso di scrivere alla Procura per il dissequestro: un no è stata la risposta, poco gradita dal primo cittadino: «La zona è chiusa da cinque mesi e, nonostante il dolore che tutta la comunità di Cevo ancora sta vivendo, chiudiamo di poter accedere alla zona: qui c’è anche una cripta sotterranea, un luogo di culto moto frequentato dalla gente del posto».

Con una considerazione: quel Cristo Crocefisso, alto sei metri per sei quintali di peso, era il vanto di Cevo, un simbolo per tutta la comunità. Per conquistare l’opera di Enrico Job, il paese aveva dovuto battere la concorrenza di tante altre parrocchie e associazioni bresciane. Tanti infatti avrebbero voluto quel crocefisso che abbracciava i fedeli riuniti nello stadio di Brescia in occasione della visita di Giovanni Paolo II. Quando il comitato organizzatore del viaggio del pontefice aveva deciso per Cevo, era iniziata la festa: quell’immensa croce doveva abbracciare, e proteggere, tutta la Valle Camonica.

© riproduzione riservata