La prima donna nello spazio si cura al «Papa Giovanni»
Valentina Vladimirovna Tereškova, prima astronauta donna, con Claudio Carlo Castelli, direttore di Ortopedia e, a destra, il dg Carlo Nicora

La prima donna nello spazio
si cura al «Papa Giovanni»

Valentina Vladimirovna Tereškova , classe 1937, natali da una famiglia bielorussa, e oggi una vita da star e da politica a Mosca, è la prima donna astronauta del mondo.

Uno sguardo azzurrissimo e deciso, una pelle di porcellana, un’andatura fiera, anche se ancora convalescente, tanto da doversi appoggiare a una stampella: «Visto come mi muovo bene? Tutto merito di Bergamo e dei medici di questa meravigliosa struttura: l’ospedale Papa Giovanni XXIII è davvero spaziale». E se lo dice lei, non è un’esagerazione: Valentina Vladimirovna Tereškova , classe 1937, natali da una famiglia bielorussa, e oggi una vita da star e da politica a Mosca, è la prima donna astronauta del mondo, la prima «Samantha Cristoforetti» che abbia mai messo piede su un’astronave.

Valentina Vladimirovna Tereškova

Valentina Vladimirovna Tereškova

Il suo primo viaggio nello spazio è datato 16 giugno 1963, quando venne lanciata dal cosmodromo di Bajkonur per una missione durata quasi tre giorni interi ed effettuò 49 orbite terrestri. Il suo viaggio a Bergamo, in questi giorni, insomma, per lei è stato più o meno come per noi uscire di casa e andare a comprare il pane: «Perciò se vi dico io che questo ospedale è davvero un’astronave, per bellezza, maestosità ed efficienza, dovete crederci». Ieri Valentina si preparava a tornare a Mosca: al Papa Giovanni ha salutato Claudio Carlo Castelli, direttore di Ortopedia e Traumatologia, e il direttore generale dell’Azienda ospedaliera Carlo Nicora, portando in dono una bottiglia di vino, da lei autografata, con la confezione tappezzata di foto che ricordano la sua impresa mondiale nello spazio.

«Perché sono venuta a Bergamo a farmi curare? Perché avevo già conosciuto in passato la bravura dei medici di questa città e di questo ospedale. Avevo problemi all’anca, ho dovuto mettermi una protesi. E sono stata curata benissimo, per la riabilitazione mi sono avvalsa ancora di medici bergamaschi, scegliendo Humanitas Gavazzeni, dove ero già stata oltre 10 anni fa, per un problema al cuore. E anche in quella circostanza ero stata curata benissimo. Certo, questa volta, arrivare a Bergamo e trovare questo ospedale, così moderno e tecnologico, è stata una piacevole sorpresa: è davvero fantascientifico questo posto, e auguro a tutti i medici di questo ospedale di volare in alto, anche più di quanto ho fatto io, e certo non si può dire che sia stata poca cosa».

Valentina Vladimirovna Tereškova peraltro, ha un entusiasmo stellare per Bergamo che non si ferma alle cure sanitarie: «Certo, sono già stata qui ospite di BergamoScienza, e trovo questa città davvero ricca d’arte e di bellezza. Amo la lirica, il vostro Donizetti, lo splendore di Città Alta». Valentina, dopo la sua esperienza nello spazio, è diventata negli anni una figura politica di grande importanza nell’allora Unione Sovietica: oggi, per il governo russo si occupa di cooperazione internazionale. «E nel mio ruolo posso verificare sul campo quale sia il livello della vostra sanità. Da molti anni, da tempo, esistono con le nostre realtà sanitarie grandi legami di collaborazione con le eccellenze bergamasche: in cardiochirurgia, per esempio, in cardiologia, ma anche per la nefrologia. Bergamo può essere orgogliosa di essere una stella guida in moltissimi campi della scienza medica, e per me, che vivo e lavoro a Mosca, è motivo di orgoglio sapere che con le nostre realtà professionali c’è uno scambio così proficuo con voi. Non posso che sperare in altri successi stellari».

A proposito di stelle, Valentina, nonostante l’età, non nasconde che la sua passione per il cosmo non si è affatto affievolita: «Lo ammetto, ho nostalgia di quando sono stata lassù. In questi giorni grande eccitazione mi ha dato la notizia della scoperta di quella che convenzionalmente si chiama “un’altra terra”: certo che un’astronauta come me non può che sognare che prima o poi su Kepler si riesca ad andare. Io ho lavorato anche alle ipotesi di spedizione su Marte, e penso che l’essere umano debba sempre proiettarsi verso nuovi orizzonti. Non mi sento affatto una star, una persona eccezionale, non mi sono mai considerata tale: sono solo un essere umano che ha sete di conoscenza. E a proposito, lo dico prima che me lo chiediate, visto che in questi giorni in Italia tutti mi hanno fatto la stessa domanda: certo che ho seguito Samantha Cristoforetti, e la conosco anche. Noi donne astronaute ci conosciamo tutte, è come se fossimo una famiglia. Ecco, il mio sogno è quello che poter andare nello spazio diventi qualcosa alla portata di tutti. Ma, per il momento, mi accontento di aver fatto un viaggio in questa vostra “astronave”: mi avete rimesso a nuovo, e vista la mia età, non è stata una cosa da poco. Spasiba Bergamo, grazie Bergamo, ora posso volare di nuovo».

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