Caso Expo, Maroni nel mirino per favori ad una collaboratrice

Caso Expo, Maroni nel mirino
per favori ad una collaboratrice

Induzione indebita a dare o promettere e concorso in turbata libertà del procedimento di scelta del contraente. Sono queste le accuse rivolte dalla procura di Milano nei confronti del presidente della Regione Lombarda, Roberto Maroni, nell’ambito dell’inchiesta con al centro favori che l’ex ministro dell’Interno avrebbe chiesto per favorire due sue ex collaboratrici.

L’inchiesta chiusa mercoledì 3 giugno e in corso di notifica, oltre Maroni riguarda anche Christian Malangone, direttore generale della società Expo 2015, la stessa società per la responsabilità amministrativa degli enti, Andrea Gibelli, segretario generale della Regione Lombardia, Mara Carluccio, ex collaboratrice di Maroni, e Giacomo Ciriello, capo della segreteria di Maroni.

Nel dettaglio, l’accusa di induzione indebita è contestata a Maroni, Ciriello e Malangone, quest’ultimo in qualità di «indotto», mentre l’accusa di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente è rivolta sempre a Maroni e Cirielli, oltre che Gibelli e Carluccio. Il primo reato è quello di fatto più grave per Roberto Maroni, in quanto rientra tra quelli della Legge Severino e in caso di condanna (anche di primo grado) Maroni dovrebbe lasciare la carica di presidente della Regione Lombardia.

Malangone, secondo l’ipotesi accusatoria formulata dal pm di Milano Eugenio Fusco, per effetto delle pressioni ricevute da Maroni, attraverso Ciriello, prometteva di intervenire sulla società Expo 2015 per il pagamento dei biglietti aerei in business class e dell’albergo di lusso a Maria Grazia Paturzo (ex collaboratrice di Roberto Maroni), per una spesa totale di 6mila euro. Tuttavia la donna, che all’epoca dei fatti era temporary manager di Expo - per policy aziendale - non aveva diritto ai biglietti in business class all’albergo di lusso. I vantaggi che Malangone avrebbe tratto da questo suo comportamento per la procura sono tre: avrebbe agito per evitare che la contrarierà dell’ad di Expo (Giuseppe Sala) al pagamento delle spese di trasferta per Maria Grazia Paturzo compromettesse il rapporto personale tra Sala e Maroni e di riflesso tra la società e la Regione Lombardia; avrebbe agito per salvaguardare la posizione di Sala e per rafforzare la propria; accogliendo la richiesta di Maroni si sarebbe affermato presso i vertici della Regione Lombardia.

Per quanto riguarda Roberto Maroni, bisogna partire dal fatto che a Maria Grazia Paturzo fu conferito l’incarico di temporary manager di Expo 2015 (6 mesi rinnovabili fino a 24 mesi), in quanto all’epoca non era stato possibile inserirla nella segreteria di Maroni in Regione per problemi con la Corte dei Conti che aveva adottato una stretta vigilanza sulle spese della Regione. Paturzo era stata una collaboratrice di Maroni quando era ministro dell’Interno e dagli atti dell’inchiesta emergerebbe una sua relazione sentimentale con Maroni.

Successivamente al contratto con Expo, la Paturzo viene inserita nella delegazione della Regione Lombardia che deve andare a Tokyo dal 30 maggio al 2 giugno 2014 per promuovere l’esposizione universale. Di fronte all’impossibilità per la Regione di coprire i costi della Paturzo, perché era sotto contratto con Expo, Maroni - tramite Ciriello - chiede a Malangoni il 27 maggio 2014 se la società Expo può coprire i costi. Ciriello e Malangone dopo un primo contatto telefonico si incontrano nella sede della Regione Lombardia e Malangone sostiene che deve «chiedere a Sala», ricordando che in passato Sala non aveva autorizzato un’altra trasferta alla Paturzo a Barcellona, molto meno onerosa.

La sera stessa i due si risentono e Malangone dice che non è possibile organizzare il viaggio perché Sala non vuole. Il 28 maggio il direttore generale di Expo riceve un sms da Ciriello: «Christian, il presidente ci tiene a che la delegazione per Tokyo comprenda anche la società Expo attraverso la dottoressa Paturzo e voleva che la Paturzo viaggiasse insieme alla delegazione, quindi nella stessa classe di volo e stessa classe di albergo». Malangone a questo punto attiva le strutture di Expo e fa prenotare voli e albergo, scrivendo contemporaneamente a Ciriello: «Di’ alla Paturzo di mandare mail ad Arditti» (capo comunicazione Expo). Arditti riceve la mail (relatina alla missione) e Malangone scrive ad Arditti: «Ok, capo allineato».

Il riferimento è a Sala e qui la frase è stata interpretata in maniera diversa. Da una parte sembra che Sala abbia dato il via libera alla trasferta, dall’altra in fase di indagine sarebbe stata data una interpretazione diversa e quell’allineato avrebbe voluto dire «informato». Tuttavia, quando il viaggio è prenotato, Ciriello richiama Malangone e gli dice di sospendere tutto perché Maroni non parte più, pare per questioni di disaccordo interne al suo team e viene organizzata in tutta fretta una nuova squadra da mandare a Tokyo. A guidare la missione sarà infatti Mario Mantovani, mentre Maroni andrà a Berna, sempre a una iniziativa legata alla promozione dell’Expo.

Il secondo capo di imputazione inserito nell’avviso di chiusura indagini, secondo quanto appreso, riguarda invece un altro episodio e in questo caso la società Expo non è coinvolta. Come detto, la seconda accusa rivolta a Maroni e’ di turbata liberta’ del procedimento di scelta del contraente. Oltre lui questa accusa è rivolta a Cirielli, Gibelli e Carluccio. I fatti si svolgono a fine 2013 e al centro dell’indagine c’è una ex collaboratrice del presidente della Regione Lombardia, Mara Carluccio. Anche lei non può essere inserita nello staff di Maroni in Regione per questioni di contenimento della spesa a causa del controllo della Corte dei Conti.

A fine 2013, Andrea Gibelli, su indicazione di Maroni, contatta Alberto Brugnoli, all’epoca dei fatti direttore generale di Eupolis, società legata alla Regione, e gli consegna il curriculum vitae di Mara Carluccio e gli preannuncia che sarà contattato da Ciriello. Cosa che avviene e il capo segreteria di Maroni chiede a Brugnoli di essere aggiornato sull’iter dell’assunzione. A inizio novembre 2013, Brugnoli contatta a sua volta Mara Carluccio (che era stata gia’ allertata da Ciriello su questa eventualità) e i due concordato un incontro per il 13 novembre presso la sede di Eupolis. Qualche giorno dopo, Mara Carluccio invia un sms a Brugnoli: «Gentile dottor Brugnoli, ho parlato con il mio commercialista che, per evitare di pagare troppe tasse, mi ha consigliato di prevedere una retribuzione che non superi 29.500 euro».

E proprio questa somma sarà quella inserita nel bando di gara di Eupolis, poi assegnato a Mara Carluccio. Ma prima di arrivare alla gara, il 25 novembre Brugnoli inserisce il nome di Mara Carluccio nella lista dei consulenti accreditati presso la società e il 3 dicembre i due si incontrano di nuovo per concordare l’oggetto della consulenza che puo’ offrire alla Eupolis. Il 13 dicembre viene attivata la procedura comparativa, il 17 dicembre emanato il bando e individuata la commissione, il 18 dicembre viene messo l’avviso della procedura sul sito di Eupolis e lo stesso giorno la commissione esamina i curricola dei candidati, così si arriva al 19 dicembre, quando viene conferito l’incarico di consulenza a Mara Carluccio a decorrere dal 2 gennaio 2014.

Brugnoli, che era stato indagato per questa vicenda, si è poi dimesso il 13 ottobre 2014 dalla carica ed è uscito dal procedimento, patteggiando una pena di 8 mesi di reclusione con la condizionale e la non menzione e 400 euro di multa. L’inchiesta chiusa oggi, prima di essere trasmessa a Milano, era nata a Busto Arsizio da alcuni accertamenti nel procedimento per presunta corruzione internazionale sulla gara per i 12 elicotteri in India vinta da Agusta Westland (controllata di Finmeccanica). I magistrati stavano facendo controlli sul presunto pagamento di una tangente alla Lega Nord da parte dell’ex numero uno di Agusta Westland e Finmeccanica, Giuseppe Orsi, di cui poi non si è trovato alcun riscontro e si sarebbero, invece, imbattutti sulle «segnalazioni» di Maroni relative alle sue ex collaboratrici.

«Finalmente dopo un anno le indagini si chiudono, era ora. Se per una sciocchezza come questa ci vuole un anno poveri noi. Io sono tranquillissimo»: lo ha sottolineato Roberto Maroni commentando l’avviso di chiusura delle indagini a suo carico. «Io sono tranquillissimo, nella mia vita non ho mai fatto pressioni, neanche per amici, figli o parenti». Il presidente lombardo ha voluto sottolineare, con un sorriso, di «essere colpevole solo di un cosa, di aver fatto risparmiare soldi alla Regione»’ non partecipando al viaggio a Tokyo per l’Expotour finito nella inchiesta. «Ho mandato il vicepresidente Mantovani - ha concluso - che ha viaggiato con 4 invece di 6 persone».


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