L’acne passò dall’uomo alla vite
Omar lo scopre 7 mila anni dopo

Omar Rota Stabelli è un ricercatore di Palazzago che ha svolto un ruolo determinante nella scoperta del primo batterio passato dall’uomo alle piante, il «P. Zappae», trasferito dall’uomo alla piante di vite circa 7 mila anni fa.

Cervelli rientrati scoprono il primo batterio passato dall’uomo alle piante: nell’uomo è responsabile dell’acne ed è stato chiamato «P. Zappae», in onore del compositore rock Frank Zappa.

La scoperta, pubblicata sulla rivista «Molecular Biology and Evolution», si deve al gruppo coordinato dal microbiologo Andrea Campisano, della Fondazione Edmund Mach a San Michele all’Adige (Trento). Cruciale il contributo del bergamasco Omar Rota-Stabelli, evoluzionista molecolare che ha analizzato i geni del batterio e di Lino Ometto, genetista evolutivo che ha dato la certezza statistica che si tratta di un ceppo nuovo, entrambi della Fondazione Mach.

Rota-Stabelli è di Palazzago, si è diplomato al collegio vescovile Sant’Alessandro di Bergamo emigrando poi a Londra e a Dublino, e ora in Trentino, all’Istituto agrario Fondazione Edmund Mach per seguire la sua passione per la ricerca. «Vite difficile da precario - commenta -, a lavorare dodici ore al giorno, ma come dice il Bepi “a loce mia, ga sto det” (non piango, ci sto dentro)».

I tre ricercatori, che sono rispettivamente di Catania, Bergamo e Vicenza, sono rientrati dall’estero in Italia pochi anni fa grazie al programma sul rientro dei cervelli. Ma si sono scontrati con la crisi, il taglio dei fondi alla ricerca, il blocco delle assunzioni universitarie. Nonostante l’ottima accoglienza ricevuta in Trentino e dalla Fondazione Mach, le condizioni generali del Paese sono tali che i tre ricercatori restano ancora precari. Ometto addirittura è senza lavoro da cinque mesi.

«Nonostante la possibilità concreta di ritornare all’estero, per le offerte ricevute - rilevano Rota-Stabelli e Campisano - c’è la volontà di restare in Italia. Siamo molto legati al territorio anche per via dei nostri figli che cominciano ad andare a scuola qui. Per noi è una scelta politica e di vita, contribuire alla scienza in Italia. Speriamo di non essere costretti a ricrederci».

La scoperta del batterio Frank Zappa è stata fatta proprio nell’ambito del progetto con il quale Campisano è tornato in Italia. I ricercatori hanno studiato geneticamente le comunità di microrganismi, batteri virus e funghi, raccolti dalle piante di diversi siti del Nord-Est d’Italia. Per Campisano il risultato apre «nuove prospettive sia nello studio dei microrganismi di interesse agrario, sia per quanto riguarda le implicazioni per la salute umana di questi inattesi consorzi tra piante e batteri».

Il batterio colonizza i tessuti della corteccia e del midollo e «anche se – spiega Rota-Stabelli - non sono stati fatti ancora test specifici non sembra danneggiare le viti».

Analizzando tre geni del batterio è stato scoperto che il passaggio dall’uomo alla vite è avvenuto circa 7.000 anni fa un’epoca compatibile con la prima domesticazione della vite. Ad aver causato il trasferimento sono state probabilmente pratiche come l’innesto e la potatura delle viti. Sempre l’analisi genetica ha mostrato che a differenza del batterio dell’acne umano, nel batterio Zappae manca il gene recA, essenziale per la riparazione del Dna. Questo significa che P. Zappae, per la sopravvivenza, deve affidarsi completamente all’ospite, con cui vive in simbiosi.

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