Lago d’Iseo, Legambiente critica «Metà dei punti fortemente inquinati»

Lago d’Iseo, Legambiente critica
«Metà dei punti fortemente inquinati»

Male la foce del fiume Oglio a Costa Volpino e quella del torrente Rino a Tavernola.

Venerdì 3 luglio nell’ambito di Festambiente Laghi, sul lungolago di Castro, la Goletta dei Laghi ha presentato i dati dei monitoraggi effettuati sul lago di Iseo, in Lombardia. La campagna nazionale di Legambiente, realizzata in collaborazione con il Coou (Consorzio Obbligatorio Olii Esausti) e Novamont, in questa ricca e lunga tappa - la quinta del 2015 – ha indagato le criticità che ancora si ripresentano in diverse località del bacino diviso tra le province di Brescia e Bergamo. In base a quanto è emerso dal monitoraggio scientifico puntuale – effettuato, quindi, in determinati punti indicati anche dai cittadini tramite Sos Goletta - il Lago d’Iseo anche quest’anno palesa delle difficoltà, problematiche che coinvolgono il 50% delle località coinvolte dall’indagine microbiologica mirata all’individuazione di batteri fecali (escherichia coli ed enterococchi intestinali). Quattro punti su 8 risultano, secondo il giudizio del Cigno Azzurro, «fortemente inquinati».

Si tratta, nello specifico, dello sfioratore comunale nel canale industriale di Pisogne (Brescia), della foce del fiume Oglio a Costa Volpino (Bergamo), dello scarico presso il pontile Nord a Monte Isola ma in località Peschiera e della foce del torrente Rino a Tavernola Bergamasca. Entro i limiti imposti dalla normativa vigente in Italia, invece, gli altri 4 punti oggetto dei monitoraggi della Goletta dei Laghi: la foce del torrente Borlezza a Castro (Bergamo), il punto di fronte al porto di Siviano a Montisola (Brescia), la foce del torrente Calchere a Sulzano (Brescia) e la foce del torrente Bagnadore a Marone (Brescia).

Il tavolo di Legambiente

Il tavolo di Legambiente

«Quello che si evince da questi dati – commenta Massimo Rota, presidente del Circolo Legambiente Alto Sebino -, nello specifico quelli relativi alla foce dell’Oglio a Costa Volpino, è che anche quest’anno nulla è stato fatto per alleggerire il peso degli scarichi dei comuni della Val Camonica, in uno dei più bei fiumi del nostro territorio. Sono ormai 6 anni che registriamo dati estremamente negativi in quel punto: ne dobbiamo aspettare altrettanti affinché si cambi rotta? Sarebbe tardi, i danni ambientali ed economici risulterebbero insostenibili».

«Le questioni della sponda bergamasca – dichiara Dario Balotta, presidente del Circolo Legambiente Basso Sabino – sono le stesse di quella bresciana. Non può essere solo un problema di risorse, ma anche di buona politica gestionale. Discorso a parte va fatto per Montisola, dove la nuova amministrazione deve risolvere il prima possibile il problema. Stiamo parlando di una delle più grandi isole lacustri d’Europa, un patrimonio naturalistico da tutelare senza alcun indugio».

Legambiente anche quest’anno, il settimo consecutivo, ha monitorato la foce del Borlezza, riscontrando per la prima volta valori microbiologici entro i limiti. Speriamo che sia l’inizio di un trend positivo - rileva il sodalizio – anche se in assenza di investimenti seri ci fa pensare che sia solo una contingenza fortunata. Dal 2009 al 2014 i campioni rilevati sono risultati sempre superiori ai limiti, per questo guardiamo ai dati di oggi con la giusta prudenza. «Ciò che fa la Goletta dei Laghi – spiega Barbara Meggetto, direttrice di Legambiente Lombardia - è quello di andare ad indagare le criticità dei bacini lacustri, con particolare attenzione soprattutto dove intravediamo un rischio più elevato di inquinamento. Siamo ormai oltre la metà del 2015, anno in cui la direttiva quadro 2000/60/CE stabilisce il termine affinché tutti i corpi idrici italiani raggiungano uno stato ecologico buono. Traguardo che non si può definire raggiunto nel lago d’Iseo».


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