Domenica 13 Novembre 2011

«Da Bergamo Tv al Grande Fratello
Ma ora ho scelto Marco Paolini»

Una carriera passata a far la spola tra Roma e Milano, tra reality (abbandonati appena si è presentata l'occasione), talk show e spettacoli teatrali in tv. «Non mi sono risparmiato niente» ammette Fabio Calvi, regista di origini bergamasche tra i più apprezzati della televisione italiana.

Sei edizioni del Grande fratello (dalla terza alla nona), tutte le trasmissioni di Daria Bignardi da Tempi moderni a Le invasioni barbariche («Televisivamente siamo cresciuti insieme, un'esperienza che ci ha molto legati»), ma anche reality come La talpa, La fattoria e Reality circus.

Piazzapulita con Corrado Formigli è l'ultima fatica e poi ci sono tutte le dirette degli spettacoli di Marco Paolini per La7, passando per la trasmissione di Maurizio Crozza dell'anno scorso e gli Exit di Ilaria D'Amico.

Fabio Calvi si fa le ossa a Bergamo Tv dall'85 al '90, poi passa a Mediaset dove resta per sei anni, sino a quando decide di tentare (con successo, ora si può dire) la strada della libera professione.

Il successo arriva con il «Grande fratello», la sua prima esperienza televisiva importante. «Importante, non lo nego, ma ad un certo punto me ne sono allontanato e ho fatto scelte diverse. Ho abbandonato le prime serate, l'intrattenimento, i reality per cercare di fare programmi che mi assomigliassero di più. Exit, le Invasioni barbariche, Piazzapulita, i programmi di Crozza e Paolini sono esperienze nelle quali oggi mi ritrovo di più. Il Gf sono anni che non lo faccio e nemmeno lo guardo».

Quando ha sentito il bisogno di fare una televisione diversa?
«Sono stato fortunato. Ho curato la regia di programmi popolari che mi hanno dato notorietà e consentito di fare una carriera importante, ma sono anche riuscito a fare trasmissioni in seconda serata, di nicchia, che mi dessero maggiori soddisfazioni per i contenuti».

«Facevo il Gf e al tempo stesso Cronache marziane, La fattoria e le trasmissioni della Bignardi. Ho sempre abbinato i due generi. A un certo punto ho avuto la possibilità di scegliere e ho diminuito il numero di programmi per puntare di più sulla qualità. Sicuramente questa mia esigenza ha coinciso con l'incontro con Marco Paolini».

Che, par di capire, ha cambiato il suo modo di lavorare.
«Marco mette grande passione in quello che fa, c'è da parte sua una tale profondità, un tale rigore nel lavoro e nel modo di relazionarsi con le persone che rappresenta un caso unico rispetto all'approssimazione o all'isteria che tante volte impera nei programmi televisivi. Ultimamente ho lavorato soprattutto con La7, dove mi trovo molto bene. Si respira un'aria diversa rispetto alle altre emittenti, all'elefantiaca burocrazia della Rai e all'arroganza del potere di Mediaset».

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m.sanfilippo

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