Lavoro, la Bergamasca non c’è nella top ten dei comuni in rosa

Lavoro, la Bergamasca non c’è
nella top ten dei comuni in rosa

In occasione dell’8 marzo Red-Sintesi fa il punto sulla situazione occupazionale femminile, da un punto di vista territoriale. Quali sono i comuni in cui le donne «lavorano»? Quali quelli che danno le maggiori prospettive per il futuro?

Le performance migliori si riscontrano nei comuni della provincia di Bolzano che sembrano riuscire ad offrire alle donne le migliori condizioni di crescita professionale. Lana ed Appiano sulla Strada del Vino hanno tassi di occupazione femminile superiori al 55%, segue con il 53% Granarolo dell’Emilia comune bolognese. Anche considerando i soli comuni capoluogo di provincia, Bolzano è al primo posto con il 46,8% di donne occupate, seguito da Parma e Trento. In coda della classifica troviamo i comuni del Sud: a Crispano, Palma di Montechiaro, Niscemi e Francofonte solo il 13% della popolazione femminile lavora. Anche la classifica ristretta ai soli capoluoghi vede ai primi posti i comuni del Sud: Andria-Barletta-Trani e Napoli superano di poco il 20%.

E Bergamo o i comuni della Bergamasca? Non compaiono nei primi 10 posti di alcuna classifica. Restando in Lombardia, nella classifica dei comuni capoluogo di provincia che fanno lavorare le donne, la sola lombarda è Milano al 9° posto. In quelli con maggiori prospettive ci sono Pavia e Como, rispettivamente al 3° e 4° posto.

Curiosando tra gli altri, in quelli con più di 10 mila abitanti, alla prima voce c’è la milanese Pieve Emanuele alla 9ª posizione, alla seconda Inzago (sempre Milano) in 8ª. Pieve Emanuele compare insieme a Cesano Boscone nella classifica dei comuni con il minore divario occupazionale in termine di genere: sono rispettivamente al 7° e 2° posto. Tra i capoluoghi di provincia, Pavia è invece al 5° posto nel minore divario occupazionale. La ricerca è stata curata da Red-Sintesi su dati Istat-censimento.


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