«Le trombosi da vaccino anti Covid? Si rischia di più con un volo in aereo»

«Le trombosi da vaccino anti Covid? Si rischia di più con un volo in aereo»

Intervista all’immunologo Forni: «Usa e Ue lavorano in sicurezza. Giuste le decisioni su J&J per analizzare i dati, anche se i casi verificati sono rarissimi. Dobbiamo tener duro ancora per poco, in estate avremo un surplus di vaccini».

Negli Stati Uniti l’Fda, l’ente regolatorio americano, l’ha definito un approccio «largamente prudenziale». Sta di fatto che sei casi di trombosi su 6,8 milioni di vaccinati (un caso ogni milione di persone) hanno determinato una sospensione del vaccino Johnson & Johnson oltreoceano. E un freno alla distribuzione in Italia: 184 mila dosi – le prime in assoluto sbarcate nel Belpaese – sono appena arrivate all’hub della Difesa a Pratica di Mare, e lì rimarranno fino a quando l’Ema non si pronuncerà settimana prossima. «Gli Usa e l’Europa lavorano in estrema sicurezza. Anche se i casi verificati sono davvero rarissimi, giusto fermarsi per analizzare i dati». Ne è convinto Guido Forni, immunologo dell’Accademia nazionale dei Lincei, già ordinario di Immunologia all’Università di Torino.

Professore, i sei casi di trombosi sono stati riscontrati in donne fra i 18 e i 48 anni. Si va verso una limitazione per le fasce d’età più giovani?

«È l’ipotesi più accreditata e condivisibile in questa fase, ed è già stata seguita per AstraZeneca. Si sono infatti notate delle marcate similitudini fra gli eventi trombotici rarissimi scatenati da J&J e quelli associati al composto anglosvedese».

Vaccini che, in comune, hanno la tecnica del vettore virale.

«Esatto. Utilizzano entrambi un adenovirus - virus che comunemente ci infetta naso e gola - per trasportare le istruzioni in grado di far produrre al nostro corpo la proteina spike. Proteina contro la quale si attiva la risposta immunitaria. È quindi probabile che ci sia questa tecnologia alla base dei rischi, rarissimi, di trombosi, soprattutto nelle donne giovani».

Si parla di eventi avversi estremamente rari, ma rumorosi a sufficienza perché alimentino un certo scetticismo fra la popolazione.

«In effetti sono stati molto enfatizzati. La verità è che nel bugiardino di molti farmaci comunemente in uso la trombosi è indicata come un evento decisamente frequente. E se guardiamo ai dati, capiamo come la pillola anticoncezionale abbia un rischio molto più elevato di trombosi. Un viaggio in aereo idem».

Concetto molto chiaro, ma difficile da far digerire a chi ancora deve vaccinarsi...

«Ecco perché credo che sia giusto suggerire un approccio razionale. Ribadisco, si guardi ai dati: si capirà non solo che l’evento avverso è rarissimo, molto più raro che in altri farmaci o in altre situazioni a cui ci esponiamo, ma diventerà evidente che il rischio di contrarre l’infezione da Covid in maniera letale è largamente più probabile. Il vaccino invece è perfettamente in grado di proteggere da morte e malattia severa: ce lo dice chiaramente l’esperienza di Scozia, Inghilterra, Israele».


Leggi l’intervista sull’edizione de «L’Eco di Bergamo» in edicola giovedì 15 aprile.

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