Lettera del Papa: «La misericordia non è parentesi nella vita della Chiesa»

Lettera del Papa: «La misericordia
non è parentesi nella vita della Chiesa»

Il giubileo è finito, ma la porta della misericordia «resta aperta». Lo ricorda il Papa nella lettera «Misericordia et misera» a conclusione dell’anno santo straordinario della misericordia.

«In una cultura spesso dominata dalla tecnica, - osserva papa Francesco - sembrano moltiplicarsi le forme di tristezza e solitudine in cui cadono le persone, e anche tanti giovani. Il futuro infatti sembra essere ostaggio dell’incertezza che non consente di avere stabilità. È così che sorgono spesso sentimenti di malinconia, tristezza e noia, che lentamente possono portare alla disperazione». Ecco allora che «C’è bisogno di testimoni di speranza e di gioia vera, per scacciare le chimere che promettono una facile felicità con paradisi artificiali. Il vuoto profondo di tanti - afferma il Pontefice - può essere riempito dalla speranza che portiamo nel cuore e dalla gioia che ne deriva. C’è tanto bisogno di riconoscere la gioia che si rivela nel cuore toccato dalla misericordia».

La Lettera è una meditazione, rafforzata da indicazioni pratiche. «Ai sacerdoti – scrive inoltre il Papa nella “Misericordia et misera” - rinnovo l’invito a prepararsi con grande cura al ministero della Confessione, che è una vera missione sacerdotale. Vi ringrazio sentitamente - prosegue papa Bergoglio - per il vostro servizio e vi chiedo di essere accoglienti con tutti; testimoni della tenerezza paterna nonostante la gravità del peccato; solleciti nell’aiutare a riflettere sul male commesso; chiari nel presentare i principi morali; disponibili ad accompagnare i fedeli nel percorso penitenziale, mantenendo il loro passo con pazienza; lungimiranti nel discernimento di ogni singolo caso; generosi nel dispensare il perdono di Dio. Come Gesù davanti alla donna adultera scelse di rimanere in silenzio per salvarla dalla condanna a morte, - suggerisce papa Francesco - così anche il sacerdote nel confessionale sia magnanimo di cuore, sapendo che ogni penitente lo richiama alla sua stessa condizione personale: peccatore, ma ministro di misericordia».

Prima di introdurre le disposizioni che prolungano a dopo il giubileo la possibilità che i semplici preti assolvano «quanti hanno procurato peccato di aborto» e che prolungano la possibilità di concedere la assoluzione ai membri della Fraternità San Pio X (lefebrviani, ndr), il Papa insiste: «Noi confessori abbiamo esperienza di tante conversioni che si manifestano sotto i nostri occhi. Sentiamo, quindi, la responsabilità di gesti e parole che possano giungere nel profondo del cuore del penitente, perché scopra la vicinanza e la tenerezza della Padre che perdona. Non vanifichiamo - raccomanda papa Francesco - questi momenti con comportamenti che possano contraddire l’esperienza della misericordia che viene ricercata. Aiutiamo, piuttosto, a illuminare lo spazio della coscienza personale con l’amore infinito di Dio».


© RIPRODUZIONE RISERVATA